Il giudice: «Genny Cesarano fu usato come bersaglio»

Foto LaPresse/Marco Cantile Napoli, 10/09/2015 Cronaca-Funerali di Gennaro Cesarano

A proferire queste parole, tanto dure quanto incredibili, è il giudice Alberto Vecchione. Nell’aula di tribunale dove sono arrivate le condanne definitive, lo sdegno imperversa. Le motivazioni date dal giudice Vecchione lasciano senza fiato. Qualcuno cerca lo sguardo dei genitori di Gennaro Cesarano, qualcun altro prova a trattenere le lacrime. Poi, come riferisce il Mattino, ancora: «totale indifferenza al valore della vita umana nel partecipare ad una spedizione punitiva che si è esplicata con le modalità tali da mettere a repentaglio l’incolumità fisica di qualsivoglia persona che si fosse, pur del tutto accidentalmente, venuta a trovare sul luogo del fatto». Quella che era una sensazione diffusa tra le vie del quartiere è, ora, ufficiale agli occhi della legge. Per il giudice Vecchione, il ragazzo fu ucciso dalla paranza della Sanità. Perché? Senza alcun motivo plausibile. Cesarano, agli occhi dei killer, fu un semplice bersaglio mobile. Fu parte integrante di un gioco “a chi spara di più”, a “chi fa più rumore“. Mentre la memoria di Gennaro “Genny” Cesarano veniva infangata da una parte dei media italiani (fu giudicato, senza se e senza ma, anche lui un camorrista, nda), la verità stava maturando in tribunale. Verità che, oggi, è a portata di click. Ed è tremenda.

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La statua dedicata alla memoria di Genny Cesarano, alla Sanità