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martedì, Agosto 16, 2022
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Gomorra 5. Sangueblu ispirato ai due baby-boss Emanuele Sibillo e Walter Mallo


In Gomorra 5 il personaggio di Sangueblu sembra ispirato a due giovani camorristi che sfidarono i clan dei loro quartieri. C’è sicuramente Walter Mallo, accusato di far parte del clan Genidoni-Esposito, gruppo che dichiarò la guerra ai Lo Russo di Miano (poi assolto dalle accuse nonostante la richiesta di 12 anni di carcere). Il 5 maggio del 2016 venne arrestato e la sua uscita in manette con aria di sfida e a testa alta, raccontava molto dell’indole del giovane. Oggi il 31enne si trova rinchiuso nel carcere di Badu ‘e Carros, recluso al regime del 41 bis.

Inoltre la figura di Sangueblu ha delle analogie con Emanuele Sibillo, ucciso dai rivali nel  luglio del 2015 in via Oronzio Costa. Ad attendere Sibillo c’era il clan Buonerba che da tempo erano vessati dalla ‘paranza dei bambini’ a cui dovevano le quote per la propria piazza di cocaina. Il boss giovanissimo e Sangueblu condividono la voglia di conquistare il quartiere di Forcella.

L’ADDIO DI ARTURO MUSELLI A SANGUEBLU

“Conrad diceva: “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”

Questa frase ha sempre rappresentato il mio modo di stare nel lavoro da attore. Vivere e pensare a quel personaggio anche quando non stai apparentemente lavorando.

Enzo Sangue blu l’ho vissuto così in questo lungo viaggio di vita durato 5 anni. Il senso e il peso delle parole, i piccoli movimenti, i dettagli, le relazioni le figuravo mentre mangiavo o camminavo per strada o guardavo il mare o durante una festa con amici o durante le mie notti insonni. Ho cercato di sentire questo essere umano nel modo più sincero e coerente possibile in modo da raccontarlo a chi guardava e da offrirlo ai registi e ai compagni di scena. Quello che posso dire è che stato un percorso emozionante, affascinante, duro, complesso, un percorso fatto di conquiste, ma anche di perdite di pezzi della mia vita personale; è stato un percorso unico e indimenticabile che resterà scolpito nella parte più profonda del mio cuore. Resteranno i ricordi. Resteranno le persone. Resteranno i sorrisi e i dolori. Resteranno le rivoluzioni. Resterà il tempo che ci siamo dedicati.

Ancora una volta vorrei esprimere la mia gratitudine a Sky e Cattleya per avermi dato questa grande possibilità; ai casting directors e i registi che hanno saputo vedere oltre il mio volto e il mio anonimato e che hanno avuto cura di me; ai miei compagni di scena per avermi reso un attore migliore; al trucco e ai costumi per avermi trasformato in qualcosa che è stato altro da me; a tutti i lavoratori che sono stati l’ossatura di questo progetto.

Infine, voglio ringraziare il pubblico che ha dato valore al mio lavoro, grazie dei messaggi, dell’affetto mostrato in tutti questi anni. Grazie per aver condiviso con me la vostra commozione.

È grazie a voi che il lavoro fatto continuerà a vivere nel tempo, attraverso la vostra memoria. È grazie a voi che Gomorra sarà immortale”.

 

LA FIGURA DI SANGUEBLU IN GOMORRA

Giovane e combattente. Con grande rabbia e orgoglio Enzo Sangueblu, interpretato dall’attore Arturo Moselli, combatte la sua ultima guerra al fianco di Ciro Di Marzio. Il giovane, dagli occhi chiari e dalla barba lunga e folta, partì dal quartiere Forcella alla conquista di Napoli. Il suo aspetto così nordico è indurito e incattivito dai tatuaggi a croce disegnati sul collo. Già dalla quarta stagione Sangueblu, però, si taglia però la barba. Quel look è all’origine del soprannome che denota del suo gruppo di seguaci, i talebani.

LE CROCI E IL SIGNIFICATO

Altro segno particolare che ha fatto impazzire i fans di Sangueblu è il suo tatuaggio, cioè le sue tre croci sovrapposte sul suo collo. Anche il passato di Mallo pare abbia ispirato gli sceneggiatori: anche il padre del 26enne (come quello di Sangue blu in Gomorra) fu vittima di lupara bianca. In pratica il suo corpo non fu mai ritrovato. “Simm figlie e fantasm” dice Enzucc nel terzo capitolo della serie Gomorra. Stesse considerazioni fatte da Mallo che si era tatuato una lacrima sulla guancia.

UN PIANO PER UCCIDERE WALTER MALLO

C’era un piano per uccidere Walter Mallo, ras di Miano in guerra con i Lo Russo. A svelarlo Tommaso Schisa, ex alleato dei Rinaldi e dei Minichini: le due dichiarazioni sono contenute nella maxi ordinanza che lo maggio scorso colpì i clan dell’area orientale di Napoli. “Ho conosciuto Walter Mallo presso il carcere di Rebibbia nell’anno 2012. Facemmo amicizia. All’epoca mi riferì che stava con gli Amato-Pagano, in particolare con Amato Lello detto “Capaianca”. Egli mi confidò di voler creare un proprio gruppo criminale su Secondigliano con l’appoggio della famiglia Licciardi. Poiché i Lo Russo gli avevano ucciso il padre e lo zio, quest’ultimo mai ritrovato, egli aveva in animo di vendicarsi. Stringemmo un patto in base al quale io l’avrei aiutato nella sua vendetta. E, in cambio, lui mi avrebbe aiutato a vendicare la morte di mio zio Giuseppe”.

Il patto con Mallo e l’incontro con Contini, il pentito Schisa vuota il sacco

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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