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Il prosciutto cotto è cancerogeno o meno? L’OMS risponde con i dati ufficiali

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Da alcune settimane è tornato al centro del dibattito il tema della sicurezza alimentare riguardo il consumo di salumi, in particolare del prosciutto cotto. Ma l’OMS si è espressa, mettendo a tacere tutti i pareri contrastanti.

I risultati ufficiali delle analisi dell’OMS

Con una nota pubblicata il 18 gennaio 2026, l’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha confermato quanto già espresso oltre dieci anni fa: il prosciutto cotto e tutte le altre carni lavorate appartengono al Gruppo 1 degli agenti carcinogeni. Non si tratta di una scoperta dell’ultimo minuto, ma della validazione di una letteratura scientifica ormai consolidata che associa il consumo regolare di questi prodotti a un maggiore rischio di insorgenza del tumore del colon-retto.

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Cosa indica il Gruppo 1

Il Gruppo 1 indica che la scienza ha prove sufficienti per stabilire un nesso causale tra l’alimento e la malattia. Nonostante il prosciutto faccia parte della stessa categoria del fumo o dell’amianto, non significa che ne rappresenti stesso pericolo chiaramente. Importante, però, è tenere a mente che la quantità e la frequenza con cui si assume un alimento ne costituisce la pericolosità. Fondamentale è, quindi, avere moderazione.

Ecco i pericolo e perchè è cosi dannoso

Gli studi epidemiologici indicano che una porzione quotidiana di circa 50 grammi di carne trasformata può aumentare il rischio di almeno l’11% per il diabete di tipo 2 e del 7% per il cancro colorettale. Il prosciutto cotto, pur essendo percepito come più leggero o consigliabile per i bambini, rientra tra le carni lavorate più pericolose poiché sottoposto a salagione e spesso, all’aggiunta di conservanti come nitriti e nitrati. Queste sostanze sono necessarie per la sicurezza igienica, ma possono favorire la formazione di composti potenzialmente dannosi. A questo si aggiunge l’elevato apporto di sodio e grassi saturi, variabili che impattano non solo sul rischio oncologico, ma anche sulla salute cardiovascolare, contribuendo a ipertensione e colesterolo alto.

 

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