HomeCronacaInstagram e profili falsi: “O nano piccerill comanda dal carcere”

Instagram e profili falsi: “O nano piccerill comanda dal carcere”

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Il monopolio delle piazze di Napoli ovest con un sistema organizzato dove ognuno aveva un ruolo. Piazze aperte h24 con più turni e possibilità di straordinario. Questo quanto emerso dal maxi blitz che ha portato all’arresto di 31 persone appartenenti ai Puccinelli-Petrone, gruppo da anni egemone nella roccaforte di via Tertulliano. Ad aprire uno squarcio nell’impenetrabile mondo dei pusher della zona è stato il collaboratore di giustizia Domenico Di Napoli che, all’indomani dell’omicidio di Gennaro Ramondino, decise di passare dalla parte dello Stato. Come rivelato dal pentito il clan continuava a funzionare anche perché dal carcere riuscivano a filtrare gli ordini del boss Salvatore Petrone ‘o nano piccerill, figlio di Francesco o’ nano, capace di esercitare il proprio comando anche dietro le sbarre. Il racconto di Di Napoli ai magistrati è contenuto in un verbale del 30 ottobre 2024:«Sono a conoscenza diretta in quanto ho avuto a che fare direttamente con il gruppo Petrone Puccinelli, che attualmente Petrone Salvatore continua a comandare all’interno del Rione Traiano per il tramite di Antonio Gemini alias “o moccioso” e “o’ giò” che sarebbe Antonio Martino. Dico questo perché recentemente sono stato da Attanasio Maurizio, alias Pascazziell, perché mi serviva un contatto su Pianura per il gioco online attraverso siti di scommesse illegali… Nell’occasione Pascazziell mi disse che mi dovevo sempre e comunque rivolgere come referente a o Giò ossia Martino Antonio. Solo Antonio Gemini e Antonio Martino hanno contatti con Petrone Salvatore. Ricordo in particular modo una volta che ci mettemmo in contatto con lui attraverso un profilo Instagram falso che era “Giovannidilorenzo”. Questa è la dimostrazione che Petrone Salvatore aveva un telefonino in carcere»

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A corredo dei riscontri effettuati dagli investigatori un profilo di Martino particolareggiato è stato tracciato dai collaboratori di giustizia come Gaetano Vigilia che ha spiegato ai magistrati: ”Martino è uno dei reggenti del clan Petrone/Puccinelli ed in particolare svolge attività di spaccio per Francesco Puccinelli e l’ho visto girare armato con una Scorpion. So che faceva parte del clan in quanto prese parte per conto dei Puccinelli ad una riunione che si svolse a casa di Imbriani Luigi ed in particolare durante questa riunione, il Martino voleva sapere dove abitassero gli appartenenti al clan Grimaldi, anche perché i Grimaldi sono sempre stati in conflitto con i Petrone Puccinelli”.

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Un profilo violento testimoniato anche alcune intercettazioni in cui si sentirebbe lo stesso Martino inveire contro un pusher colpevole di non allinearsi alle direttive del clan: ”Sono venuto io stesso oggi. Forse non hai capito, se fate così io vi caccio dal Rione Traiano e ve ne dovete andare tutti, tu e i tuoi famigliari. Mi è venuta una capata”.

Al centro del ‘sistema’ di via Tertulliano una struttura di vendita su piazza particolare: ciascuna piazza di spaccio era affidata a una famiglia. C’erano le vedette e i pusher che potevano anche fare straordinario. I turni erano suddivisi in 8 ore con una struttura piramidale.
“Si tratta di una indagine importante – ha spiegato Gratteri – che ha riguardato l’area occidentale di Napoli, partita dal 2023 ad oggi. È importante perché non è il solito spaccio sul territorio, ma è stato gestito in modo mafioso con i crismi della camorra e questo lavoro fruttava 450mila euro al mese. Adesso ci impegneremo per seguire a tempi serrati la chiusura indagini, udienza preliminare e poi se saranno rinviati a giudizio”.

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