I Carabinieri del Nucleo Investigativo dei Comandi Provinciali di Avellino e Benevento, coadiuvati dalle Compagnie di Avellino e Montesarchio, hanno dato esecuzione a un provvedimento di fermo di indiziato di delitto a carico di 2 persone, gravemente indiziate dei delitti di estorsione e usura aggravate dal metodo mafioso e dall’aver agevolato l’associazione camorristica denominata clan Pagnozzi, storicamente egemone nei territori della Valle Caudina. Il provvedimento scaturisce da un’attività investigativa, coordinata da questa Direzione Distrettuale Antimafia e svolta dai citati reparti dell’Arma, che ha premesso di acquisire, a carico degli indagati, gravi indizi di colpevolezza in ordine a due episodi delittuosi. Si tratta del 33enne Mario De Paola e Giovanni Sepe.
Usura sul prestito
Il primo nei confronti di un ventisettenne della provincia di Avellino, che dopo aver restituito 1.350 Euro, a fronte di un prestito di 500,00 Euro concesso 7 giorni prima – con interessi usurari – ha continuato a subire richieste di denaro con violenza e minaccia.
Minaccia all’agente
Il secondo ai danni di un 28enne originario della provincia di Napoli ma dimorante in provincia di Avellino, agente di una nota catena di supermercati, costretto, con ripetute minacce e con violenza esercitata dagli indagati (caratterizzate anche dal recarsi ripetutamente e di notte sotto l’abitazione della vittima, nel provocare danneggiamenti e tentativi di incendio), a versare somme di denaro per l’assunzione di persone originarie della Valle Caudina, ad assumere per conto della suddetta catena di supermercati un pregiudicato indicatogli dagli indagati, nonché a versare loro somme di denaro a titolo estorsivo.
Le indagini
Le indagini, caratterizzate da intercettazioni telefoniche e di conversazioni tra presenti, pedinamenti e servizi di osservazione, acquisizione e analisi di filmati di videosorveglianza, attività istruttoria, riconoscimenti fotografici, hanno corroborato il quadro indiziario ed evidenziato la necessità di procedere con provvedimenti urgenti, vista l’estrema pericolosità degli indagati e la loro disponibilità di armi.
Il 5 agosto 2026 il GIP presso il Tribunale di Avellino, sebbene non abbia convalidato il fermo, ha ritenuto comunque sussistenti i presupposti cautelari, disponendo nei confronti dei 2 indagati l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere. Si evidenzia che i provvedimenti eseguiti sono misure cautelari disposte in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari degli stessi sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.


