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La vendetta dei baby ras di Afragola: fratelli sequestrati e picchiati per l’amicizia con i Nobile

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Un clima di paura e violenza ha scosso la città di Afragola. Due fratelli hanno raccontato alle autorità competenti una lunga scia di minacce, aggressioni e tentativi di attentato alla loro vita e a quella dei loro familiari. Secondo quanto riferito, da circa due settimane i due giovani sarebbero vittime di una vera e propria persecuzione ad opera di un gruppo di ragazzi provenienti dal rione Salicelle. Alla base delle intimidazioni vi sarebbe il fatto che i fratelli erano conoscenti dei fratelli Nobile, recentemente arrestati dalla Polizia di Stato. Un legame che, stando alla denuncia, avrebbe trasformato loro e altri conoscenti in bersagli di ritorsioni violente, al punto da non poter più uscire liberamente dalla propria abitazione.

Le minacce armate e gli inseguimenti notturni

Uno dei fratelli ha raccontato di essere stato oggetto di gravissime minacce già nelle settimane precedenti. In un primo episodio, avvenuto di notte in Piazza Gianturco, un soggetto a bordo di uno scooter T-Max si sarebbe avvicinato alla sua auto, puntandogli contro una pistola e intimandogli di fermarsi con la minaccia di sparargli. Solo una fuga disperata ad alta velocità gli avrebbe consentito di mettersi in salvo. Un secondo episodio, ancora più inquietante, risalirebbe allo scorso 15 gennaio. In piena notte, mentre si trovava in Piazza Municipio, Vsarebbe stato speronato da un’autovettura e minacciato con un’arma da fuoco da più soggetti, uno dei quali avrebbe urlato: “Ti devo uccidere!”. Anche in questa circostanza la vittima sarebbe riuscita a sfuggire all’agguato solo grazie a una fuga precipitosa.

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Il racconto del pestaggio: coltelli, mazze e sangue in strada

L’episodio più grave si è però consumato nella notte tra il 17 e il 18 gennaio scorso. Uno dei fratelli è stato brutalmente aggredito ad Afragola, nei pressi di un esercizio commerciale in Piazza Gianturco. Secondo la denuncia, due autovetture – una Jeep Renegade nera e una Toyota Aygo – avrebbero bloccato la zona, facendo scendere almeno una decina di persone armate di coltelli, mazze da baseball, sfollagente e tirapugni. Dopo un breve inseguimento a piedi, il giovane sarebbe caduto e raggiunto dal branco, che lo avrebbe colpito selvaggiamente per diversi minuti. Durante l’aggressione sarebbero state pronunciate frasi inequivocabili come “Ora ti devo uccidere” e “Ora lo ammazziamo”. Uno degli aggressori avrebbe tentato più volte di colpirlo con un coltello, tanto che la felpa indossata dalla vittima presentava numerosi fori. Il giovane è stato soccorso dal padre e trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Frattamaggiore, dove è stato dimesso con una prognosi di 15 giorni.

Paura anche per gli amici: presunto sequestro e nuove minacce

La vicenda non si sarebbe fermata lì. Nella mattinata del 20 gennaio,uno dei fratelli avrebbe ricevuto una telefonata allarmante da un amico, che lo avvertiva del presunto sequestro di un altro giovane del gruppo. Poco dopo, lo stesso amico lo avrebbe contattato con tono agitato, invitandolo a scendere di casa. Una richiesta che ha insospettito la vittima. Affacciatosi all’esterno dell’abitazione, avrebbe notato un’auto con a bordo alcuni dei soggetti già indicati come aggressori, uno dei quali armato di pistola. Temendo un’imboscata, il giovane si sarebbe immediatamente rifugiato in casa.

Le forze dell’ordine hanno avviato le indagini per verificare i fatti e che ha portato a 5 fermi, 5 in carcere e uno ai domiciliari. Al termine delle indagini preliminari, quattro giovani sono stati condotti in carcere, mentre per De Chiara (difeso di fiducia dall’Avv. Dario Carmine Procentese det Foro di Napoli Nord) è stata disposta la misura domiciliare. I procedimenti relativi ai soggetti minorenni, tra cui c’è anche il nipote del ras Nicola Luongo, sono stati stralciati e affidati alla competente autorità giudiziaria minorile. Le indagini proseguono per chiarire eventuali ulteriori responsabilità. Si ricorda che le persone coinvolte sono da ritenersi presunte innocenti fino a sentenza definitiva,

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