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lunedì, Gennaio 17, 2022
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L’Università si ferma dopo il suicidio di Giada, la lettera del prof commuove gli studenti


Il folle gesto di Giada Di Filippo continua a far parlare e, presumibilmente, se ne continuerà a discutere per un altro bel po’ di tempo. Perché la sua morte non può solo sconvolgere gli studenti, non può sconvolgere solo i napoletani o ancora un cerchio di persone più esteso. La drammatica decisione di Giada non dovrebbe fermarsi al rassegnarsi né tantomeno a stringersi solamente alla famiglia che, sicuramente, porterà per tutta la vita un vuoto incolmabile: quello lasciato dalla 25enne.

In casi come questi, la domanda che accomuna gran parte delle persone è “Perché l’ha fatto?”, o ancora “Di chi è la colpa?”. Ed è forse proprio questo quello che si sta sbagliando. È lecito ma soprattutto giusto provare dolore e rabbia per questi tragici avvenimenti, ma è altrettanto corretto fare in modo tale che non possano più verificarsi. Bisognerebbe smetterla di contare solo sulle proprie forze, smetterla di vergognarsi quando non si raggiunge un obiettivo (non semplice nel caso di Giada). E questo è quello che cerca di spiegare il professore dell’Università Federico II di Napoli, Nicola Pasquino. Una specie di lettera rivolta ai suoi studenti ma anche a chi, come Giada, soffriva in silenzio.

IL CONTENUTO DELLA LETTERA

La notizia mi arriva durante la pausa della lezione: “Prof, una studentessa di Biologia si è suicidata, a Monte Sant’Angelo”.
In molti, fra gli studenti, si chiedono quale possa essere il motivo, ma noi docenti che all’università ci passiamo la vita, troppe volte abbiamo avuto notizie del genere per non sapere che uno solo è il motivo per cui si decide di porre fine alla propria vita proprio lì dove invece la vita dovrebbe avere un nuovo inizio.
E il titolo dei quotidiani online conferma purtroppo ciò che già immaginavo: la decisione di porre fine alla propria vita nel “giorno della laurea” perché a quella laurea la povera ragazza non era arrivata perché indietro con gli esami.
Non oso, non so, non riesco ad immaginare cosa possa portare una ventiseienne ad uccidersi per non essere riuscita a portare a termine gli studi con la stessa velocità dei suoi colleghi: la vergogna, un complesso di inferiorità, pensare di essere incapace ad affrontare le sfide della vita? Chissà!
E non riesco ad immaginare i genitori che vivranno per tutta la vita con il senso di colpa di non aver saputo capire il disagio, magari di non essere stati sufficientemente presenti, di non essersi interessati abbastanza. A nulla servirebbe dire che non è colpa loro, che certe cose si covano dentro per anni senza dare alcun segno e poi esplodono in modo così tragico solo quando non c’è più modo di porvi rimedio. Ma so cosa dire a voi, studenti che mi leggete: parlate, confidatevi, apritevi: con gli amici, con i fidanzati, con i genitori. Fatelo anche con noi docenti, se pensate che possa essere utile parlarne con chi non ha con voi un rapporto di “amicizia” in senso stretto ma è “solo” un professore che ritenete possa comprendervi; parlatene con gli esperti che la Federico II vi mette a disposizione attraverso il centro Sinapsi. 
Parlatene, non tenetevi dentro il disagio, la paura del giudizio altrui, perché le difficoltà nello studio non possono, non devono essere motivo di vergogna. Parlatene, affrontate i vostri mostri insieme a chi ritenete vi possa dare una mano perché vi vuole bene o perché è un professionista esperto.
Fate qualunque cosa che non vi faccia combattere questi mostri da soli, affinché nessuno debba più scrivere un post come questo“.

 Disagi, mostri. È con queste parole che il docente descrive ciò che ha portato Giada De Filippo al folle gesto. E alle successive urla, quelle grida che turbano ogni animo. Quelle grida non bisogna più sentirle e, in caso contrario, non perché qualcuno abbia commesso un’azione insana come quella di ieri. Parole, quelle del professore, che hanno toccato tantissime persone, soprattutto i giovani: questo lo dimostra il fatto che il messaggio, lanciato sui social, non vuole più fermarsi. Giada ci ha lasciato insegnandoci una cosa, per sapere di che si tratta basta ritornare a leggere una parte della lettere dell’insegnante: “Fate qualunque cosa che non vi faccia combattere questi mostri da soli, affinché nessuno debba più scrivere un post come questo“. Le parole adesso sono tutte inutili, l’unica cosa da fare è dire ciao a Giada, una ragazza come tutte che, purtroppo, ha deciso di dire addio alla sua vita in un modo orribile.

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