Manuel Ellis come George Floyd: un altro afroamericano ucciso dagli agenti

George Floyd

Dopo la morte di George Floyd spunta l’ennesimo drammatico video che sciocca gli Stati Uniti: un afroamericano morto dopo essere stato fermato da alcuni agenti a Tacoma, nello stato di Washington.
A girarlo – secondo il New York Times – una donna che si trovava dietro alla macchina della polizia e che si sente urlare: “Smettetela di colpirlo, o mio Dio smettetela!”. L’episodio risale al 3 marzo e la vittima si chiama Manuel Ellis. L’uomo sarebbe stato all’improvviso scaraventato a terra, quando gli agenti hanno continuato a infierire. Per la polizia è stato l’uomo ad aggredire i poliziotti.

George Floyd era positivo al coronavirus. Continuano ad emergere sempre più particolari per la morte dell’afroamericano ucciso soffocato da un poliziotto, Derek Chauvin. Dopo aver effettuato l’autopsia – si legge sul Corriere della Sera – è emerso che l’uomo aveva il coronavirus ed era asintomatico. Intanto in America continuano le protest: nella notte a New York sono state arrestate oltre 90 persone, anche se non c’è stato nessun saccheggio.

George Floyd

Arrestati gli altri agenti

A Minneapolis anche gli altri tre agenti coinvolti nella morte di George Floyd sono stati arrestati, raggiungendo in carcere Chauvin. Quest’ultimo è stato accusato di omicidio volontario. I risultati delle dure proteste sembrano avere i loro effetti, con il Senato Usa che si appresta, infatti, ad introdurre in settimana una legge che vieta ai poliziotti la stretta al collo durante un arresto.

Altre vittime

Intanto nelle protesta ha perso la vita un altro manifestante di 22 anni, ucciso per errore dalla polizia. Durante le proteste, un agente aveva scambiato un martello per una pistola, sparando quindi 5 colpi di pistola contro il giovane che era già in ginocchio.

Proteste negli Usa per George Floyd, i poliziotti si inginocchiano e si uniscono ai manifestanti (l’articolo del 2 giugno)

Nel fine settimana in tre grandi città degli USA la polizia si è unita ai manifestanti che protestavano per la morte di George Floyd. Gli agenti hanno marciato insieme a loro e, in qualche caso, si è inginocchiata con un cappello in mano. Come a dire: “Ci dispiace”. Il gesto da parte dei poliziotti di Camden, in New Jersey, Ferguson, nel Missouri e Flint, in Michigan, è diventato virale sul web. Chi ha assistito alla scena non ha fatto altro che apprezzare ed elogiare l’azione degli agenti, che diffonde anche un messaggio di speranza. Gli USA, ma in particolar modo gli americani, volevano dimostrare di non aver paura, di avere voce in capitolo. L’ha dimostrato, ci è riuscita. A testimoniarlo è il fatto che i manifestanti di Flint, radunati davanti alla stazione di polizia, hanno ascoltato le parole dello sceriffo della Contea di Genesee Christopher Swanson. Quest’ultimo prima ha parlato con loro, poi si è unito alla protesta pacifica liberandosi dal casco e dal manganello in segno di pace. “Siamo qui per assicurarci che voi abbiate voce. Solo per questo“.

Il messaggio della polizia degli USA

Potrebbe essere questa la luce in fondo al tunnel qualla per gli USA, già distrutti per l’emergenza coronavirus. Da quando George Floyd è stato ucciso dall’ex poliziotto Derek Chauvin, negli USA è scoppiato il panico. Caos in strada, saccheggi, violenze, spari. Tutto e tutti fuori controllo. Ma lo sceriffo è stato chiaro: “Non pensate neanche per un secondo che quell’uomo – dice riferendosi all’agente che ha ucciso George – rappresenti i poliziotti di tutta questa nazione“. Andiamo là fuori per aiutare le persone, non per fare queste cose”. Erano queste le parole da usare per pacare gli animi di chi, dopo la morte di Floyd, si è sentito abbandonato. Parole che hanno un seguito e, soprattutto, dovevano essere dette: “Non è una protesta, voglio fare un corteo. Dovete sapere che questi poliziotti vi adorano!”. I manifestanti in segno di rispetto si sono inginocchiati per nove minuti. Gli stessi maledetti nove minuti che hanno causato la morte di George Floyd per soffocamento.

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