La morte del 18enne Youssef Abanoud a La Spezia ha fatto dubitare i maggiori esponenti del governo sulla sicurezza delle scuole italiane. Sono stati in tantissimi ad esprimersi sull’argomento, tra cui anche Don Patriciello e la preside della scuola di Ponticelli, Valeria Pirone che hanno approvato la richiesta di inserire maggiori controlli.
Don Patriciello sulla sicurezza scolastica
Durante la sua ultima omelia, il parroco di Caivano si è espresso in maniera positiva sull’idea di far entrare nella routine degli studenti italiani i controlli con il metal detector. Negli ultimi giorni infatti, le più alte cariche del governo stavano lavorando a diverse circolari per permettere ai presidi degli istituti di tutta Italia di fare richiesta per metal detector portatili, così da poter tenere sotto occhio la propria comunità scolastica.
“Abbiamo perso la pace anche a scuola– spiega Don Patriciello –neanche lì i ragazzi possono stare tranquilli. Ecco perché va bene il metal detector. Tuttavia da sole queste iniziative non bastano e finiscono per lasciare il tempo che trovano se non sono accompagnate dall’esempio e dalla testimonianza degli adulti, a partire dalla famiglia e poi le istituzioni, la Chiesa, le società sportive”. Per il don è chiaro, i controlli non bastano ma serve educare i ragazzi a comportamenti sani e rispettosi già a casa e già a partire dalla tenera età. I controlli servono a poco se quindi non seguiti da corretti esempi che possono influenzare esponenzialmente la condotta dei ragazzi già in giovane età.
“Marie Curie”, l’istituto apripista per i metal detector
Il primo ad approvare la misura dei metal detector, è stato l’istituto tecnico di Ponticelli “Marie Curie”. La sua preside, Valeria Pirone, già da diversi anni aveva ottenuto l’ok dal prefetto Michele Bari per effettuare maggiori controlli dopo aver confiscato un coltello ad un suo studente. All’epoca la notizia fece scalpore e fu per tutti gli studenti un’esperienza traumatica, ma col senno di poi possiamo dire che la preside Pirone ha vinto la sua battaglia personale.
“Se questa misura scoraggia anche un solo alunno dal portare un coltellino in tasca – spiega – vale la pena adottarla. E dopo l’epilogo che c’è stato è ancora di più necessaria. È triste che poi si debba arrivare a questi provvedimenti con un morto a terra“. Naturalmente il riferimento è ancora a Youssef Abanoud, che ad oggi rappresenta un vero e proprio punto di svolta nella sicurezza scolastica.
Divieto e respomsabilità, sempre la stessa storia
Già qualche settimana fa si rifletteva sul rapporto tra divieto e responsabilità sulla tragica morte dei ragazzi a Crans-Montana. La situazione non cambia neanche in quest’ambito in cui la sicurezza diventa più importante della libertà individuale. Le parole di Don Patriciello devono servire da guida per far sì che questi controlli siano seguiti da una vera e propria educazione a casa e nelle scuole. Lo scopo delle famiglie e delle istituzioni dovrebbe essere quello di istruire i ragazzi e non quello di porre ulteriori divieti che, se non capiti, possono generare l’effetto opposto di quello desiderato.

