Di nuovo in piazza questa mattina i genitori dell’Associazione Scuole aperte della Campania. Una delegazione del movimento che da un anno si oppone all’opzione didattica a distanza utilizzata per la maggior parte del tempo in questo periodo di pandemia, si è unita ai lavoratori del comparto trasporto scolastico di Napoli sul Lungomare Caracciolo per un presidio statico. A supportare l’iniziativa in quest’occasione anche la conduttrice e soubrette Veronica Maya e la showgirl ed ex modella Maria Mazza nella schiera di chi spinge per la riapertura in presenza delle scuole. «Non è giusto nei confronti dei bambini e dei ragazzi questa sottrazione della socialità, sta mancando loro anche fare sport altra forma di aggregazione e salute per i bambini. Le famiglie sono sole, le scuole sono un luogo sicuro» – dice Veronica Maya mamma di due bimbi di 9 e 7 anni e di una bambina di 5 anni.

«Come i casi di effetti gravi del vaccino Astrazeneca rappresentano lo 0,001%, anche i casi di contagio a scuola sono la stessa percentuale – aggiunge Maya –  e dunque è giusto che le lscuole riaprano perché i protocolli di salute e sicurezza sono attuati attraverso l’uso di igienizzanti, misurazione della temperatura ed entrate e uscite differenziati. Forse era più facile sacrificare lo studio in classe degli studenti che organizzare i mezzi di trasporto».

Inconcepibile il ricorso perpetuo alla didattica a distanza anche per Maria Mazza.  «Sto combattendo – afferma – a modo mio dal 16 ottobre nel giorno in cui il “vostro’’ (termine utilizzato per marcare una netta distanza dalla scelta del governatore di richiudere le scuole ndr) presidente della Regione Vincenzo De Luca ha tolto a mia figlia di 6 anni e agli altri figli di Napoli e della Campania il diritto allo studio riducendoli a bambini di second’ordine rispetto a quelli delle altre regione perché non hanno gli stessi diritti degli altri coetanei. Mia figlia impara a leggere e scrivere tramite I-Pad mentre ad esempio nel Lazio lo fanno andando a scuola in presenza sino a poche settimane fa».

Maria Mazza rincara la dose: «Sulla scuola esiste un caso Campania e sia il presidente della Repubblica che quello del Consiglio dei Ministri devono rendersene conto. Senza dimenticare che sono stati chiusi anche i parchi. Si parla di camorra e malavita al Sud, con la chiusura delle scuole stiamo le stiamo favorendo. Se possiamo salvare anche solo un bambino grazie alle scuole, questo è il momento di farlo. Se la politica e la stampa girano la testa dall’altra parte, allora diventano complici».

Palmira Pratillo, presidente dell’Associazione Scuole Aperte Campania insiste: «I ragazzi tornino immediatamente a scuola, in Campania la chiusura è stata prolungata molto più che altrove in tutt’Europa. La scuola è un presidio fondamentale come gli ospedali. Vedete in Francia, nazione dove è tutto chiuso ma le scuole sono sempre rimaste aperte. Vari studi italiani e internazionali hanno dimostrato che le scuole non sono propagatori del virus e anche quando si verifca un caso poi non scoppia un focolaio. Nei prossimi giorni – ricorda Pratillo – verrà pubblicato su Lancet, una delle riviste scientifiche più importanti del mondo, uno studio volto a dimostrare che pure la variante inglese si propaga in tutta la popolazione ma non colpisce le persone in età pediatrica e sino a 14 o 15 anni».

L’iniziativa di oggi ha visto la partecipazione in piazza della sigla Sic, Servizi Infanzia Campania  per la fascia d’età da 0 a 6 anni e di Assodiritti a supporto degli autisti degli scuolabus di Napoli. «Se stiamo chiusi nessuno ci paga. Il 15% delle strutture ha chiuso i battenti e i sostegni previsti dal precedente governo sono arrivati solo in parte per un disguido dovuto all’Inps. Chiediamo solo di tornare a lavorare in sicurezza» afferma Katia Mascolo, presidente di Sic. Carlo Di Dato, presidente di Assodiritti dal canto suo commenta: «Siamo contenti che la Regione Campania abbia annunciato investimenti nel trasporto pubblico per 1 miliardo e 100 milioni per nuovi treni e bus. Chiediamo che i 100 milioni siano dirottati in favore di questa categoria che da un anno non lavora e che deve sostenere ingenti spese assicurative per rimettersi in carreggiata e ripartire appena riapriranno le scuole». 

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