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“Non dovevamo andare lì, era roba dei Cancello”, parla il neopentito della Vanella Grassi

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Con le sue rivelazioni ha permesso ai magistrati di ricostruire le dinamiche del clan Cancielll-Cifariello che negli ultimi anni ha rafforzato il suo ruolo a Scampia. Si tratta di Luigi Esposito, ex affiliato della Vanella Grassi che ha iniziato a parlare con i magistrati dopo l’omicidio del fratello Camillo nel settembre 2024: «È mia intenzione iniziare un percorso di collaborazione con la giustizia perché intendo cambiare vita e voglio anche dare un senso alla morte di mio fratello. Mio fratello era un appartenente all’organizzazione criminale del clan Vanella Grassi, senza mansioni specifiche, ma restando a disposizione come meglio oltre specificherò. Anche io facevo parte del clan, fino all’assunzione della decisione di collaborare, nelle stesse vesti di Camillo. Nel gennaio 2022 io e mio fratello andammo a fare una ‘stesa’ nelle Castelline, di fronte al Lotto G nei confronti [omissis] Dopo la predetta ‘stesa’, fatta senza chiedere il permesso a nessuno mio fratello fu avvicinato da F.I, che gli chiese spiegazioni. I. ci apprezzò come persone e ci offrì di entrare nel clan della Vanella Grassi, offrendoci 1.000 euro al mese, senza fare niente, ma restando a disposizione».

Il potere del gruppo di Scampia

Durante la collaborazione Esposito si è accusato anche del tentato omicidio di Ernesto Giordano, avvenuto nel maggio 2022, per il quale è stato condannato. Il pentito ha parlato anche dei nuovi equilibri di Scampia: “Già quando era ancora latitante Gaetano Angrisano, lui stava all’interno del suo isolato del Lotto G e noi della Vanella avevamo l’imbasciata che in quell’isolato non dovevamo andare, in quanto di competenza di Elia Cancello, proprio come se si trattasse di due clan distinti“.

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