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Omicidio Barretta, la Cassazione conferma le condanne per gli Scissionisti

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Un omicidio commesso per consolidare il potere di Raffaele Amato e Cesare Pagano all’interno del clan da loro capeggiato, la cui autorità era stata posta in discussione. Questo il retroscena dell’omicidio di Luigi Barretta, ucciso nel maggio del 2009 a Gricignano d’Aversa. Un delitto maturato anche perché il giovane ras avrebbe dato uno schiaffo, per una ragione banale, al nipote di Raffaele Amato, ma soprattutto per le successive affermazioni, secondo cui “le cose potevano cambiare”, nel senso che se ora comandavano gli Amato-Pagano il futuro poteva essere diverso”.

Le condanne contro i vertici del clan Amato-Pagano

La Suprema Corte ha confermato le condanne a trent’anni per Carmine Amato, Ciro Caiazza, Lucio Carriola, Enzo Notturno, Carmine Pagano e Cesare Pagano, intervenendo solo su un profilo tecnico legato ai reati in materia di armi. – I giudici di legittimità hanno esaminato i ricorsi presentati da Carmine Amato, Ciro Caiazza, Carmine Pagano, Enzo Notturno e Lucio Carriola contro la decisione della Corte di assise di appello di Napoli del 13 febbraio 2025.

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La Cassazione ha rigettato quasi integralmente le impugnazioni, annullando senza rinvio la sentenza esclusivamente per il reato di porto illegale di arma comune da sparo, dichiarato estinto per prescrizione. Per il resto le condanne sono rimaste invariate.

“Si era montato la testa”

Le condanne a trent’anni di reclusione, già rideterminate in appello a seguito dell’esclusione dell’ergastolo e del rito abbreviato, restano dunque definitive. Come raccontato dai collaboratori di giustizia dopo aver ucciso Barretta i sicari sistemarono il suo cadavere in un sacco dell’immondizia che venne poi scaricato nelle campagne del Casertano.

Carmine Cerrato, vera ‘voce di dentro’ della galassia scissionista parlò di questo omicidio in uno dei suoi primi verbali: «Barretta ucciso perché si era montato la testa, era diventato troppo ribelle nei confronti degli affiliati di rango del clan Amato-Pagano quali Enzo Notturno e Salvatore Cipolletta. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso era stata un suo litigio con uno dei nipoti di Cesare Pagano, che quest’ultimo non gli aveva specificato. Il primo a parlargliene era stato Notturno, nel corso di un suo viaggio a Bar-cellona. Anche a Cesare Pagano lui aveva chiesto dei motivi dell’uccisione del Barretta e costui gli aveva risposto che il Barretta, che aveva ricevuto dallo stesso Pagano l’incarico di gestire il territorio di Melito che era sotto il controllo del clan, si era montato la testa. Il Pagano gli aveva anche detto che il Barretta aveva avuto una discussione con Salvatore Cipolletta, nel corso della quale il primo aveva minacciato l’altro di morte. Inoltre il Barretta aveva minacciato di uccidere anche un altro affiliato del clan».

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