Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la misura cautelare nei confronti di Bernardo Cava per il concorso nell’omicidio di Ottavio Colalongo. Secondo i carabinieri e la Dda (pm Henry John Woodcock), il 54enne in questo omicidio avrebbe ricoperto il ruolo di ‘staffettista’, cioè di accompagnatore del killer Antonio Aloia, da Mugnano del Cardinale al Nolano. Il Riesame ha invece annullato l’ordinanza emessa nei confronti del presunto mandante Nicola Luongo, difeso dagli avvocati Antonio Bucci e Luca Pagliaro. Luongo rimane però in carcere in quanto detenuto per altri reati.
L’indagine sull’omicidio Calalongo
Per gli inquirenti l’omicidio è maturato nell’ambito di un regolamento di conti tra il clan Filippini e l’alleanza criminale formata dalle famiglie Luongo-Covone-Aloia. Secondo le indagini della DDA di Napoli la vittima è stata legata al clan di San Vitaliano. Al centro della contesa criminale ci sarebbero stati il controllo delle estorsioni e delle piazze di spaccio.
I primi rilievi sul raid armati sono stati condotti dai carabinieri di Castello di Cisterna che hanno subito acquisito le immagini degli impianti di videosorveglianza grazie alle quali è stato possibile ricostruire la tentata fuga di Colalongo e l’esecuzione dell’agguato. La Procura di Napoli ha accusato Nicola Luongo e Antonio Covone di essere i mandanti dell’omicidio, mentre Polverino e Aloia sono ritenuti gli esecutori materiali.
Guerra di camorra, carcere per mandanti ed esecutori dell’omicidio Colalongo

