Potrebbe essere stato ucciso per uno ‘sgarro’ o per una ‘risposta’ ad un agguato fallito, quello ai danni di Francesco Divano avvenuto a fine luglio (leggi qui l’articolo). Questa l’ipotesi avanzata nelle ultime ore tra gli inquirenti per cercare di trovare una spiegazione all’omicidio di Antonio Zarra, il 25enne ucciso due giorni fa a Pianura. Non è escluso però che il giovane possa avere avuto un diverbio con qualcuno in odor di malavita. Resta il fatto che si tratta di un omicidio ancora tutto da definire: Zarra non era organico a nessuno dei due clan in lotta (i Calone-Marsicano e i Carrillo) eppure vantava amicizie ‘pericolose’ con esponenti del primo gruppo anche se, stando a recenti informative, pare abbia avuto rapporti di amicizia anche con ragazzi vicini alla famiglia Perfetto.

La pista dell’omicidio Zarra

Da sempre affascinato dalla malavita Zarra aveva un passato da pizzaiolo che però non è riuscito a tenerlo alla larga da ‘brutti giri’ (leggi qui l’articolo). L’evento sarebbe avvenuto in Via Jacopo Carrucci, dove i militari hanno rinvenuto 10 bossoli cal. 9x21mm e alcune tracce di sangue. Proprio la vicinanza al gruppo Marsicano sembrerebbe la traccia da cui partire per ricostruire l’omicidio che sembrerebbe essere collegato alla faida in corso tra i Calone, alleati proprio dei Marsicano, e i Carrillo, indicati come ‘eredi’ dei Pesce-Marfella.

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