Trascorrerà la Pasqua e chissà quanto altro tempo dietro le sbarre Roberto Mazzarella, erede designato della dinastia di camorra fondata dai fratelli Vincenzo, Gennaro e Ciro. Il boss, 47 anni e figlio di Salvatore, fratello dei capoclan, era latitante dallo scorso gennaio quando fu raggiunto da ordinanza di custodia cautelare per l’omicidio di Antonio Maione, ucciso il 15 settembre 2000 in una salumeria di San Giovanni a Teduccio.
Di quel delitto Mazzarella è indicato come mandante mentre Clemente Amodio come esecutore materiale. Per quest’ultimo, due settimane fa, il Riesame ha annullato l’ordinanza accogliendo il ricorso dei suoi legali (gli avvocati Leopoldo Perone, Mauro Zollo e Valerio Spigarelli).
Prima della scorsa estate la Cassazione aveva annullato l’ordinanza per Mazzarella Junior con rinvio al Tribunale del Riesame, ma lo stesso tribunale della libertà l’aveva poi confermata e il successivo ricorso in Cassazione fu rigettato.
A scatenare la furia omicida contro Maione fu la vendetta: la vittima era infatti il fratello di Ivan Maione, autore reo confesso dell’omicidio di Salvatore Mazzarella, padre di Roberto, ucciso il 28 maggio 1995. Una vendetta covata a lungo dal clan, da compiere senza esitazioni, anche a costo di colpire un innocente, “colpevole” soltanto di essere il fratello dell’assassino del boss.
Tra coloro che hanno inchiodato i Mazzarella con le loro rivelazioni c’è Luisa De Stefano. La pazzignana ha dichiarato di essere a conoscenza che il delitto fosse stato materialmente compiuto da Clemente Amodio insieme ad un’altra persona:
«Ho saputo dei responsabili dell’omicidio dopo poco dalla madre di Antonio Maione, che a sua volta lo ha appreso dai vertici del clan Sarno, che all’epoca erano in pace con il clan Mazzarella. Mia zia mi ha riferito che Clemente Amodioha agito d’accordo, anzi su ordine di Roberto Mazzarella».

