Raffaele Cutolo in condizioni disperate, il testimone di giustizia: “Deve pentirsi”

La controversa vita di Raffaele Cutolo è, da sempre, sulla bocca di tutti. Dai suoi inizi alla trasposizione cinematografica della sua “carriera” criminale, “il professore di vesuviano” è riuscito a diventare un personaggio a tutti gli effetti. Numerose le leggende sulla sua figura e – negli ambienti della mala – il capo della Nco si è guadagnato i gradi anche grazie alla sua volontà di non collaborare con la giustizia. Una scelta di vita che però qualcuno ha chiesto a Cutolo di non seguire più la strada intrapresa, di pentirsi e di vivere gli ultimi anni all’esterno delle mura dei carceri di mezza Italia dove “il professore” ha trascorso la maggior parte della sua esistenza.

Il boss, capo della Nuova Camorra Organizzata, sarebbe in condizioni disperate nel carcere di Parma dove sta scontando, in regime di 41 bis, le condanne per la sanguinosa guerra contro la Nuova Famiglia negli anni di egemonia in tutta la Campania. E’ stato il suo storico avvocato, Paolo Trofino, a denunciare le condizioni di salute del suo assistito durante il processo, nel tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che vede imputati diversi ex affiliati “cutoliani” del casertano. Gravi le patologie che affliggerebbero il super boss che, adesso, vorrebbe trascorrere gli ultimi mesi che gli restano da vivere all’esterno del penitenziario parmense. Alla soglia degli 80 anni, Raffaele Cutolo, soffrirebbe di patologie che renderebbero la sua situazione “drammatica”. Affetto da prostatite, diabete e artrite, il sanguinario “professore” starebbe lentamente morendo dietro le sbarre senza un sostegno e senza ricevere la ‘solita’ visita dei familiari da oltre sei mesi. Secondo quanto raccontato dalla moglie di Cutolo, le ristrettezze economiche della consorte non le permetterebbero di recarsi in Emilia Romagna. Alle patologie del professore si aggiungerebbero inoltre il distacco del corpo vitreo dell’occhio che lo starebbe rendendo praticamente cieco e il rigetto della protesi dentaria.

La lettera del testimone di giustizia

A scrivere a Cutolo è stato un testimone di giustizia. Gennaro Ciliberto, imprenditore di Somma Vesuviana che con le sue denunce ha permesso la cattura dei suoi estorsori. Il testo della lettera è stato riportato da Il fatto vesuviano: “Signor Raffaele Cutolo, oramai sono decenni che Lei è in galera e da come si apprende da fonti giornalistiche è anche molto malato. Del suo passato se ne sono fatti libri e film ma ad oggi Lei per molti resta il boss della Nco. Credo – si legge – che la sua mente lucida abbia più volte pensato a collaborare con la giustizia. Ora è anziano ma in sé ci sono quei segreti a cui la giustizia, quella vera darebbe un significato. Sapere i perché è i colpevoli di tanti delitti e rompere quel muro di silenzi e coperture sarebbe un atto di coraggio”.

Una scelta di vita

“Vede Lei ha una figlia e credo – continua la lettera – che la stessa un giorno sarebbe fiera se il padre desse quella svolta alla sua vita e venga ricordato non solo per il boss della Nco ma anche per un uomo che ha dato verità. Anni ed anni di sangue certo non si cancellerebbero in un suo collaborare. Ma oggi in questo momento Storico abbiamo bisogno della verità quelle che Lei conserva dentro di sé e che solo Lei può gridare. Dia inizio ad una stagione di verità e giustizia. Lo faccia per se stesso, si liberi di quel buio che oggi è dentro di Lei e faccia ciò che andrebbe fatto. Sono certo che Lei si fiderà di qualche buon magistrato. Si fiderà di quella giustizia che è ancora troppo lontana dalle nostre terre e che spesso viene ostentata ma quasi mai diventa realtà”.