Neanche 24 ore e al rapinatore che ha aggredito un poliziotto libero dal servizio, provocandogli una frattura all’omero e il ricovero in ospedale, è stato dato un nome e un cognome. I colleghi dell’agente, profondi conoscitori del territorio, sono riusciti a individuarlo rapidamente e a fermarlo.
Tutto è cominciato ieri mattina in via Marina, dove un agente in servizio al commissariato San Ferdinando, mentre era alla fermata dell’autobus in attesa di raggiungere il posto di lavoro, è stato avvicinato da un uomo che gli ha strappato il telefono dalle mani, spingendolo violentemente a terra. Neppure quando il poliziotto si è qualificato, intimando l’“Alt”, l’aggressore si è fermato.
Nonostante la copiosa perdita di sangue dalla testa, l’agente ha tentato di inseguirlo. Ne è nata una colluttazione, durante la quale il poliziotto è riuscito a sfilargli la felpa, osservandolo bene in volto e memorizzando i numerosi tatuaggi presenti sul corpo. L’uomo, però, è riuscito comunque a fuggire, mentre l’agente è stato trasportato in ospedale, dove i medici gli hanno applicato venti punti di sutura e diagnosticato una frattura all’omero, che richiederà un intervento chirurgico.
A fare piena luce sull’accaduto ci hanno pensato i colleghi dell’agente che, in meno di 24 ore, grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza e alla descrizione fornita dalla vittima, sono risaliti a Giuseppe Emanuele Di Pinto, 33 anni, originario della Torretta. L’uomo è stato quindi sottoposto a fermo di indiziato di delitto per rapina aggravata, lesioni gravi e resistenza a pubblico ufficiale, e trasferito nel carcere di Poggioreale, in attesa dell’udienza di convalida.
Il nome di Di Pinto non è nuovo alle cronache. Qualche anno fa, infatti, era finito sotto i riflettori per la rapina al cantante neomelodico Pino Franzese, allora 20enne di Frattamaggiore. L’artista si trovava a Mergellina alla guida di una BMW, in compagnia di due amiche provenienti da Rimini e Riccione, quando Di Pinto, insieme al nipote, riuscì a sottrargli 200 euro, un telefono cellulare, un braccialetto e una collanina.
Anche in quell’occasione l’intervento della polizia fu immediato: grazie alle descrizioni fornite dalla vittima, i due furono bloccati poco dopo, all’altezza delle rampe di Sant’Antonio a Posillipo, e nell’auto utilizzata per la fuga venne rinvenuta l’intera refurtiva.

