Una storia criminale lunga quasi trent’anni, fatta di alleanze che nascono e si rompono, guerre tra gruppi, omicidi, arresti, passaggi generazionali e trasformazioni nelle modalità di controllo del territorio. È quella del Rione Traiano e dell’area flegrea che emerge dalla ricostruzione contenuta nell’ordinanza dell’inchiesta.
Un racconto che parte dalla seconda metà degli anni Novanta e arriva ai giorni nostri, attraversando la parabola del clan Puccinelli, l’evoluzione del gruppo Petrone-Puccinelli, le contrapposizioni con il clan Cutolo e il progressivo cambiamento delle modalità attraverso cui, secondo gli investigatori, la criminalità organizzata avrebbe mantenuto la propria influenza sul territorio.
La Nuova Alleanza Flegrea del 1997
Il primo passaggio indicato nell’ordinanza risale al 1997, quando Salvatore Puccinelli avrebbe aderito alla federazione di clan denominata Nuova Alleanza Flegrea.
La federazione era articolata in diversi sodalizi criminali, ognuno dei quali avrebbe avuto competenza sul proprio territorio di riferimento.
A Fuorigrotta operava il clan Vicino-Baratto, i cui elementi di spicco erano Antonio Vicino e Giuseppe De Fraia, alias “Peppe ’o Puzzulano”.
A Bagnoli operava il clan Sorprendente, guidato da Paolo Sorprendente, che tra il 1995 e il 1998 si sarebbe trovato in contrasto con il clan D’Ausilio per il predominio sui lavori legati alla riconversione del quartiere.
A Soccavo operava il clan Grimaldi, con Ciro Grimaldi indicato come capo indiscusso.
Alla Loggetta era presente il clan Cocozza, capeggiato da Francesco Cocozza, alias “o Cecc”, che avrebbe cercato di riottenere il controllo dell’area territoriale nella quale già in precedenza esercitava la propria influenza.
Nel Rione Traiano, invece, il riferimento era il clan Puccinelli.
Quella federazione viene descritta nell’ordinanza come un vero e proprio patto tra organizzazioni criminali dell’area flegrea, destinato a incidere sul futuro assetto criminale della zona.
L’obiettivo comune non sarebbe stato esclusivamente legato al traffico di droga o al controllo delle piazze di spaccio. La federazione avrebbe puntato anche sull’indotto dei futuri lavori pubblici per la riconversione industriale dell’area.
In particolare, l’obiettivo sarebbe stato quello di conquistare l’indotto economico attraverso l’acquisizione di esercizi commerciali, appalti, forniture e altre attività economiche che sarebbero sorte nel quadrilatero compreso tra Cavalleggeri, Bagnoli, Fuorigrotta e Agnano.
La frattura con il clan Cutolo
L’equilibrio, però, sarebbe durato poco.
Nel 1998, secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, l’omicidio di Salvatore Pietroluongo, cognato di Salvatore Cutolo, alias “Borotalco”, determinò la scissione di quest’ultimo dal clan Puccinelli.
Da quella frattura sarebbe nata una contrapposizione tra lo storico clan e il gruppo appena costituito.
Si sarebbe trattato, tuttavia, di una fase relativamente breve. La contrapposizione venne infatti interrotta dall’arresto di Salvatore Cutolo per detenzione di armi, figura ritenuta apicale dell’omonimo clan.
L’area, nel frattempo, continuava a essere caratterizzata da equilibri estremamente fragili, con alleanze mutevoli e continue tensioni tra le diverse organizzazioni criminali.
Omicidi e agguati nell’area flegrea
L’ordinanza ricostruisce una lunga serie di episodi delittuosi che avrebbero avuto come protagonisti esponenti delle diverse organizzazioni criminali.
A Bagnoli venne ucciso Vincenzo Esposito, alias “’o Barbiere”, mentre Alessandro Capezzuto rimase ferito. Nell’agguato riuscirono a scampare Antonio Ivone e Pasquale Quaranta.
Nel Rione Traiano venne successivamente ucciso Antonio Ivone, già scampato all’agguato di un mese prima.
Ad Agnano venne ritrovato il cadavere di Luigi Conle, appena entrato nel clan D’Ausilio, ucciso a colpi d’arma da fuoco.
A Fuorigrotta venne assassinato Antonio Vicino, anche lui colpito da arma da fuoco.
A Bagnoli vennero inoltre feriti Nicola Angeri e Luigi Buonavolta.
A Poggioreale venne ucciso Massimiliano De Franco, affiliato al clan D’Ausilio.
Alla Loggetta, infine, venne ritrovata una pistola all’interno di un’autovettura rubata, nei pressi dell’abitazione di Francesco Cocozza.
Gli episodi rappresentano, secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, la cornice criminale nella quale si svilupparono le successive contrapposizioni nell’area.
Gli anni Duemila e la nuova guerra tra Puccinelli e Cutolo
A partire dagli anni Duemila si registrò una nuova e più netta contrapposizione tra il clan Puccinelli e il clan Cutolo.
La contrapposizione avrebbe provocato una nuova frattura negli equilibri che regolavano la gestione della complessa rete di spaccio presente nell’area rionale.
All’epoca, secondo l’ordinanza, il controllo delle attività criminali era riconducibile ai clan Cutolo, Puccinelli e a Davide Leone, alias “’o Maranese”, ritenuto imparentato con questi ultimi.
La successiva alleanza tra i Cutolo e i Leone avrebbe determinato una profonda destabilizzazione delle dinamiche criminali del territorio.
Il conflitto avrebbe trovato riscontro in una serie di omicidi e agguati concentrati soprattutto nel 2007.
Il 2007, l’anno degli omicidi
Il 30 agosto 2007, in via Tertulliano, venne assassinato Luca Quarantino, ritenuto vicino al clan Cutolo.
Il 24 settembre 2007, a Mugnano, venne ucciso Mario Iavarone, suocero di Davide Leone. Nella stessa circostanza rimasero feriti Vincenzo Iacolare e Stefano Palermo.
L’11 ottobre 2007 si verificò un duplice omicidio nel Rione Traiano: vennero uccisi Ciro Cuzzovaglia e Raffaele Ostinato, ritenuti contigui al clan Cutolo.
Il 24 ottobre 2007, a Pianura, venne assassinato Luigi Polverino, incensurato ma ritenuto vicino agli ambienti dello spaccio di sostanze stupefacenti.
Infine, il 30 novembre 2007, nel Rione Traiano, venne ucciso Ciro Dalmazio, ritenuto affiliato al clan Grimaldi e contiguo al clan Puccinelli.
In quello stesso periodo arrivarono importanti arresti.
Il 16 ottobre 2007 venne arrestato Davide Leone, insieme a Marco Giullari, Giovanni Lamberti e Biagio Scagliola, con contestazioni relative all’associazione di tipo mafioso e al duplice omicidio di Cuzzovaglia e Ostinato.
Il 3 dicembre 2007 venne invece arrestato Salvatore Cutolo, con l’accusa di associazione di tipo mafioso.
Il passaggio di testimone
L’ordinanza sottolinea come la storia criminale dell’area sia stata caratterizzata da alleanze fragili e destinate a interrompersi rapidamente.
Parallelamente, iniziava un altro processo: quello del passaggio di testimone tra le precedenti figure apicali della criminalità organizzata e una nuova generazione.
È in questo contesto che compaiono le figure di Francesco Petrone, alias “’o Nano”, detto “grosso” per distinguerlo dal figlio, e Salvatore Petrone, chiamato anch’egli “’o Nano”, detto “piccolo”.
L’ordinanza precisa che Francesco Petrone è figlio naturale di Salvatore Puccinelli, mentre Salvatore Petrone ne è nipote.
Entrambi risultano indicati nell’ambito dell’attuale procedimento cautelare.
Sul versante del clan Cutolo, invece, il passaggio generazionale viene individuato nella figura di Vincenzo Cutolo, figlio di Salvatore Cutolo, alias “Borotalco”.
Vincenzo Cutolo venne arrestato il 27 gennaio 2017, insieme alla sorella Candida Cutolo, in esecuzione di un’ordinanza cautelare. L’ordinanza richiama inoltre una successiva misura cautelare eseguita nei suoi confronti il 28 maggio 2019, nell’ambito di un procedimento nel quale gli veniva contestata, tra gli altri reati, l’associazione di tipo mafioso.
Il maxi blitz del 2017: 88 arresti
Uno dei passaggi più significativi della ricostruzione è quello relativo alla notte tra il 30 e il 31 gennaio 2017.
I militari del Nucleo Investigativo e della Compagnia Napoli Bagnoli, dando esecuzione a ordinanze applicative di misure cautelari emesse dal Tribunale di Napoli, arrestarono 88 persone.
Secondo la ricostruzione investigativa richiamata nell’ordinanza, gli indagati erano ritenuti responsabili, a vario titolo, della gestione dei flussi di droga e della vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti nel Rione Traiano.
Non si trattava soltanto di spacciatori.
L’organizzazione delle piazze di spaccio prevedeva, secondo gli investigatori, una vera e propria suddivisione dei compiti: pusher, cassieri, vedette, persone incaricate dell’appoggio logistico e soggetti che installavano sistemi di videosorveglianza.
Le sostanze indicate erano cocaina, hashish e marijuana.
In quel quadro, il controllo delle attività di spaccio sarebbe stato esercitato, secondo l’ordinanza, con il placet di diversi gruppi criminali: il clan Petrone-Puccinelli, il clan Cutolo, il gruppo Ivone e altre compagini di minore spessore criminale.
Il dato che emerge è quello di un territorio nel quale più gruppi riuscivano a convivere, spartendosi spazi e attività, pur all’interno di equilibri estremamente delicati.
Gli arresti del 2019 e del 2023
La storia giudiziaria dei gruppi criminali dell’area sarebbe proseguita negli anni successivi.
Nel maggio 2019 venne eseguita una nuova ordinanza cautelare nei confronti di numerosi affiliati al clan Cutolo.
Successivamente, nel settembre 2023, un’altra ordinanza venne eseguita nei confronti di numerosi affiliati al clan Sorianiello.
Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza dell’attuale procedimento, proprio le successive operazioni giudiziarie avrebbero contribuito a modificare nuovamente gli equilibri criminali del Rione Traiano.
Il ritorno del clan Petrone-Puccinelli
È questo uno dei passaggi centrali della ricostruzione attuale.
Secondo gli investigatori, le operazioni eseguite nel corso degli anni contro i gruppi Cutolo e Sorianiello avrebbero nuovamente rafforzato l’influenza del clan Petrone-Puccinelli sul territorio.
Il gruppo avrebbe quindi attraversato una nuova fase, caratterizzata anche dall’ingresso di giovani leve.
Ma sarebbe cambiato soprattutto il metodo.
La nuova strategia viene definita nell’ordinanza come “basso profilo”.
Non più necessariamente la ricerca di uno scontro aperto o di una manifestazione evidente della forza criminale, ma, secondo la ricostruzione investigativa, una presenza silente e capillare nel tessuto economico e sociale del Rione Traiano.
Una forza intimidatrice che, sempre secondo gli investigatori, si manifesterebbe attraverso il controllo di attività criminali e di segmenti dell’economia illegale.
Tra gli interessi indicati vengono citati estorsioni, usura e traffico di sostanze stupefacenti.
Dal patto tra clan alla camorra del “basso profilo”
Il quadro storico delineato nell’ordinanza racconta dunque una trasformazione profonda.
Alla fine degli anni Novanta i clan dell’area flegrea avrebbero cercato di costruire una federazione comune, la Nuova Alleanza Flegrea, con l’obiettivo di incidere anche sulla grande partita economica legata alla riconversione industriale di Bagnoli e delle aree circostanti.
Poi arrivarono le fratture, le scissioni e le guerre.
Il Rione Traiano divenne teatro di una lunga sequenza di omicidi e agguati, mentre i gruppi criminali si contendevano il controllo delle piazze di spaccio e del territorio.
Negli anni Duemila, la contrapposizione tra Puccinelli e Cutolo contribuì a rendere ancora più instabile l’assetto criminale.
Nel 2007 si concentrò una delle fasi più sanguinose, con una serie di omicidi che coinvolsero esponenti o persone ritenute vicine ai diversi clan.
Poi arrivò il passaggio generazionale.
Alle vecchie figure apicali si sostituirono progressivamente figli, nipoti e nuove leve.
Il maxi blitz del 2017, con 88 arresti, mostrò inoltre una struttura dello spaccio organizzata in ruoli distinti, con pusher, cassieri, vedette, supporto logistico e sistemi di videosorveglianza.
Infine, secondo l’attuale ricostruzione investigativa, dopo gli arresti che hanno colpito negli anni diversi gruppi, il Petrone-Puccinelli avrebbe nuovamente consolidato la propria influenza.
Una nuova fase nella quale, sempre secondo quanto riportato nell’ordinanza, la parola d’ordine sarebbe diventata quella del “basso profilo”: una presenza meno visibile, ma descritta dagli investigatori come capillare, capace di muoversi nel tessuto economico e sociale del quartiere attraverso estorsioni, usura e traffico di droga.
È l’ultimo capitolo, in ordine di tempo, di una storia criminale che nell’area del Rione Traiano attraversa almeno tre generazioni e che, nella ricostruzione degli investigatori, ha modificato più volte alleanze, protagonisti e modalità operative, mantenendo però centrale il controllo del territorio.


