HomeCronacaRoma era sull'orlo della faida: "Facciamo la Scissione come a Napoli"

Roma era sull’orlo della faida: “Facciamo la Scissione come a Napoli”

PUBBLICITÀ

Roma sarebbe potuta diventare il teatro di una sanguinosa faida scoppiata per il controllo dello spaccio di droga. Il pericolo di una guerra tra clan è stato confermato dall’inchiesta che ha portato all’arresto dei mandanti dell’omicidio di Fabrizio Diabolik Piscitelli, risalente al 7 agosto 2019. Nell’indagine emerge la figura di Giuseppe Molisso, fedelissimo del boss Michele Senese. Il 42enne napoletano è accusato di aver condiviso la decisione di eliminare il concorrente scomodo dal mercato della droga e di punire un affiliato al clan Senese. Per loro, l’ultras laziale si era reso colpevole di non aver pagato una tangente adeguata sull’enorme giro di stupefacenti.

La vendetta per la morte di Diabolik: “Facciamo la Scissione”

Quell’agguato mortale voleva essere subito vendicato da Elvis Demce, ras della “batteria” degli albanesi di Ponte Milvio legata a Piscitelli, che, una volta uscito dal carcere nell’aprile 2020, si è messo subito alla ricerca dei responsabili dell’omicidio del suo amico. Il 40enne albanese ha acquistato un impressionante arsenale e ha cercato alleanze che potessero garantirgli la forza per fronteggiare una guerra a Roma, simile alla faida scoppiata tra Scampia e Secondigliano negli anni 2000.

PUBBLICITÀ

Nell’agosto 2020 viene registrato un importante dialogo sul terrazzo dell’abitazione di Demce in via Grottaminarda. Dopo aver incontrato un conoscente, l’amico di Piscitelli scambiava alcuni messaggi vocali con una persona rimasta ignota, nel corso dei quali emergeva il suo proposito di scatenare una guerra, proponendosi come massimo rappresentante della criminalità nella Capitale: «A fra, ma poi tu gli dici a questo qua… cioè se loro, se loro hanno piani per questa città qua, eh… cioè con me gli dici credimi quello, gli dici proprio così perché tanto con G. così ho parlato “quello che avete fatto voi a Napoli all’epoca” gli dici, “con la scissione cioè… qua lo facciamo 10 volte, state parlando con la persona più adatta, perché quello che posso fare io qua, cioè non lo può fare nessuno, perché sono io il padrone di casa!”… (…)».

L’agguato fallito per il blitz delle forze dell’ordine

Il commando di Demce sarebbe dovuto entrare in azione la mattina dell’11 febbraio 2021, ma qualcosa è andato storto, bloccando l’azione di Matteo Costacurta. In quelle ore c’è stato uno scambio di messaggi tra A.L. e Demce dai quali emergeva che l’agguato a Grottaferrata era sfumato: Costacurta non aveva agito a causa dell’intervento delle forze dell’ordine nell’abitazione in cui risiedeva Molisso. La presenza del complice sul posto è definitivamente confermata da Demce nel corso dello scambio di messaggi avvenuti quel giorno stesso: «(…) Ma cmq me sta a dì San Pietro che stava li fori alle 8:40 je so imboccati hanno aspettato che andavano via i figli (…)». Dunque, salvifico per Molisso sarebbe stato l’intervento delle forze dell’ordine, entrate in azione per lo sgombero dell’immobile coordinato dall’Agenzia Nazionale dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

“Se salvatoooooo”, la svolta per Molisso

Altri messaggi venivano scambiati in quella stessa mattina tra l’albanese e C.Z.: il primo faceva esplicito riferimento all’azione programmata nei confronti di Molisso, saltata per l’intervento della Polizia: «(…) Se salvatoooo sto indegnooooo (…) Guarda te sto balordo come se salvatooooo non ce posso crede mai visto uno co piu culoooo (…) Guarda sta spia come se salvatoooo (…)».

In particolare, Demce affermava che Costacurta aveva monitorato il narcos napoletano attraverso una telecamera installata nei pressi della sua casa per studiarne gli spostamenti, riprendendo finanche il momento dell’intervento delle forze dell’ordine nell’immobile: «Calcola San Pietro ha pure video da bevuta che avevamo messo telecamera davanti casa x vede quando uscive e entravaaaa», ma anche che Molisso sarebbe stato arrestato, “bevuto”, probabilmente in seguito delle indagini sull’omicidio di Diablo Piscitelli, temendo che non sarebbe più uscito dal carcere.

Demce aggiungeva anche: «Sto a sbatte a testa ar muro guarda sto infame come l’ha salvato… manco a di sto cesso se è x quella storia nun esce manco piu (…) Dice polizia s’ha bevuto sicuro x la storia de Diablo se è ps (…) Mo sto a smania x capi perché s’o so bevuto sicuro x diablo se era ps (…) Mo manco esce più sto balordo se è cosi». Dalla reazione del narcos albanese si comprendeva che esattamente in quel giorno si sarebbe dovuto concretizzaro l’agguato contro Molisso. Il 40enne ribadiva chei suoi fedelissimi erano a Grottaferrata, pronti per l’azione studiata nei minimi particolari: «Me credi ancora non ci credo pensa avevo ragazzi lì fori… oggi po esse che era il giorno bono pensa che è successooooo… Ce se questo sapesse dio come l’ha salvato io penso se pente e ringrazia le guardie (…)».

Il boss napoletano che voleva prendersi Roma, il profilo di Peppe Molisso

 

 

PUBBLICITÀ
Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
PUBBLICITÀ