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giovedì, Agosto 18, 2022
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«Ci voleva uccidere per prendersi San Giovanni», così scattò la vendetta dei D’Amico contro Patrizio Reale


Un attacco preventivo. Prima che i nemici potessero conquistare il quartiere. Questo il movente dell’omicidio di Patrizio Reale raccontato dal collaboratore di giustizia Umberto D’Amico ‘o lion, proprio lui che ha fatto nomi e cognomi di mandanti ed esecutori materiali del delitto (leggi qui l’articolo precedente). Ieri mattina gli uomini della squadra mobile hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari Giovanna Cervo presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di GennaroLuigi e Salvatore D’Amico e per Armando De Maio e Ciro Ciriello. Un altro provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale per i minorenni di Napoli, è stato eseguito nei confronti di un altro indagato, all’epoca dei fatti, non ancora maggiorenne. Secondo la ricostruzione di ‘o lion e di quella di altri collaboratori di giustizia i ‘Gennarella’ (soprannome con cui vengono identificati i D’Amico di San Giovanni a Teduccio) penetrarono nel cortile di un palazzo sicuri di trovare ‘Patriziotto’ che fu colpito a morte mentre un altro affiliato che era in sua compagnia, Giovanni Nocerino, rimase ferito.

Il contesto in cui maturò l’omicidio: le ambizioni dei Reale e dei D’Amico

D’Amico ha spiegato che i Reale stavano diventando sempre più forti e che il suo gruppo temeva che prima o poi Patrizio Reale potesse affermare il dominio della sua famiglia sul quartiere. Da lì la decisione di ucciderlo:«L’omicidio è avvenuto verso ottobre, prima o dopo il compleanno di Gesualdo Sartori. Erano fuori tutti e tre i fratelli D’Amico, Gennaro, Luigi E Salvatore. Quando uscì Patrizio Reale dal carcere ci fu un periodo nel quale ci rispettavamo. Ognuno gestiva le proprie cose, nel senso che San Giovanni era nostro e i Reale si gestivano la propria piazza di spaccio. La pace è durata per circa tre o quattro mesi. Dei REALE erano liberi Reale Antonio o ninnillo, Gennaro Reale detto Genny bamboccio, Reale Antonio figlio del cinese e un altro ragazzo di cui non ricordo il nome. Sarei in grado di riconoscerli in foto. Ad un certo punto il mennuzzo, Montescuro disse a mio zio Gennaro che Reale Patrizio ci voleva uccidere per prendersi San Giovanni. Montescuro è un paciere e aveva rapporti con tutti i clan. Decidemmo allora di uccidere Patrizio Reale».

L’omicidio di Patrizio Reale deciso nel corso di un summit

«La decisione venne presa, come ho riferito nel precedente interrogatorio, dai tre fratelli D’Amico, da me, Gennaro Improta, Ciro Ciriello. Incaricammo Gesualdo Sartori e Armando De Maio. Loro facevano parte del clan e stavano spesso da noi, sempre nel circoletto di mio zio Gennaro. Quando demmo l’incarico di due eravamo tutti presenti. Come già riferito Sartori fu incaricato di andare a vedere se Patrizio Reale si trovasse presso la sua abitazione e quante persone c’erano. Per circa tre o quattro giorni Gesualdo Sartori è andato a comprare l’erba per vedere se Patrizio Reale fosse presente e se ci fossero altri affiliati con lui. Poiché stava sempre con altri affiliati, una volta il nipote, un’altra volta Celentano, abbiamo sempre rimandato. Noi eravamo già pronti ad andare nell’ipotesi in cui durante il sopralluogo si fossero create le condizioni giuste».

 

L’articolo precedente. D’Amico punta il dito contro De Maio:«E’ lui il killer»

D’Amico ha raccontato ai magistrati come andò quel giorno e chi erano i componenti del commando spiegando che in quell’occasione ebbe il ruolo di ‘staffetta’:«Ho commesso l’omicidio di Patrizio Reale con il ruolo di staffetta nel 2009. I mandanti sono mio padre Luigi, mio zio Salvatore, e mio zio Gennaro. Esecutori materiale Gesualdo Sartori e Armando De Maio. Ciro Ciriello ha fatto da staffetta come me. A sparare è stato Armando. Il motorino lo abbiamo bruciato a Marigliano. La pistola l’ho buttata abbascia a Marina, dove sta Porto Fiorito. Era una 38 speciaL lo ero sulla mia macchina Classe B dorata insieme a Ciriello Ciro. Gesualdo e Armando erano su uno scooter, SH nero rubato. Gesualdo alla guida e Armando dietro. A sparare è stato Armando. Il motorino Io hanno bruciato Armando e Gennaro. La pistola l’ho buttata io. Per quanto riguarda la decisione, eravamo a tavola a casa di mio zio Gennaro, io, i miei zii Salvatore e Gennaro. Improta Gennaro, mio padre, Sartori. Avevamo saputo che Patrizio Reale ci voleva uccidere e che spacciava in casa. Con la scusa di comprare l’erba avevamo deciso di ucciderlo in casa. Mandammo Sartori a comprare la droga e lui gli apriva. Dopo tre o quattro volte, abbiamo mandato Gesualdo Sartori con Armando De Maio per l’omicidio. Siamo arrivati presso l’abitazione di Patrizio Reale, sotto la quale c’è un circoletto all’interno dì un cancello. Io e Ciriello ci siamo fermati fuori. Gesualdo e Armando sono entrati, hanno sparato e sono taciti. Lo li abbiamo aspettati e li abbiamo seguiti fino a Pontecitra dove abita Armando. Abbiamo deciso di mandare Armando De Maio perché venendo da fuori era più facile che non fosse preso dalla polizia».

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