Una risposta schietta e meditata quella che Roberto Saviano ha dedicato su Instagram a un follower che gli chiedeva di «analizzare il rapporto tra Geolier e Crescenzo Marino». In un passaggio ampio e riflessivo pubblicato nelle storie, lo scrittore e giornalista noto per le sue inchieste sulla criminalità organizzata ha sottolineato con forza la differenza tra “prossimità geografica” e “identità criminale”.
«Cresciuti insieme, nelle stesse strade, nello stesso quartiere. Crescenzo, delfino di una famiglia camorrista potente. Geolier, figlio di lavoratori. Proprio perché ha visto da vicino il potere dei clan, frequentandone l’ombra e la seduzione, Geolier ha ereditato dalla sua famiglia non l’ambizione del dominio, ma il rigore di starne lontano. La prossimità al luogo in cui cresci non ti rende criminale: è solo la scelta a definire chi diventi», ha scritto Saviano nelle stories Instagra.
Il caso di Crescenzo Marino
Crescenzo Marino è al centro di un caso giudiziario tra i più discussi a Napoli negli ultimi anni. Figlio di Gennaro “Genny McKay” Marino, ritenuto boss delle Case Celesti a Secondigliano, Marino era stato condannato in primo grado a 10 anni di carcere con l’accusa di essere ai vertici dell’organizzazione criminale del padre. Le accuse comprendevano il ruolo di promotore e capo di un’associazione mafiosa, con responsabilità nella gestione dei proventi delle attività illecite del clan. Tuttavia, la Corte d’Appello di Napoli ha annullato quella condanna, assolvendo Marino con formula piena e ritenendo che non ci fossero prove sufficienti per dimostrare che fosse effettivamente il capo del clan o avesse ereditato il comando dal padre.
Geolier tra musica e vita reale
Il rapper napoletano Geolier, alias Emanuele Palumbo, ha spesso reso omaggio all’amicizia con Marino nei suoi testi. Nel brano “Nun sacc’ perdere” (incluso nell’album Dio lo sa – Atto III), il cantante parla dell’amico con parole cariche di affetto, ma anche di dolore per la sua vicenda giudiziaria. Geolier, cresciuto nella stessa area popolare, ha in passato ribadito più volte di considerare Crescenzo un “fratello” e di credere nella sua innocenza, diventando così bersaglio anche di critiche da parte di chi osserva con sospetto l’intreccio tra cultura urbana e contesti criminali.
La riflessione di Saviano
La risposta di Saviano arriva proprio nel cuore di questa complessità: una netta distinzione tra esperienza sociale condivisa e scelta individuale, tra amicizia e colpevolezza. Secondo lo scrittore, la tragedia delle periferie italiane non si risolve stigmatizzando chi ha avuto legami umani con ambienti difficili, ma comprendendo le dinamiche sociali profonde che formano identità e scelte di vita. «Conoscere la strada non significa abbracciare il crimine», ha sintetizzato Saviano, invitando a riflettere sulla responsabilità delle scelte individuali rispetto all’eredità sociale.

