Dal 7 novembre, giorno in cui si è tenuto il sorteggio degli ottavi di finale di Champions League, che era ampiamente prevedibile cosa sarebbe successo tra i tifosi tedeschi dell’Eintracht Francoforte e quelli del Napoli. Il gemellaggio tra frange degli ultras tedeschi e quelli bergamaschi, acerrimi nemici del Napoli (amici a loro volta dei tifosi del Dortmund, rivali del Francoforte) era noto a tutti. Tranne forse da chi aveva il compito, con ampio anticipo, di evitare il peggio e che invece non solo non ha fatto niente ma ha peggiorato la situazione. Non sono servite a niente le avvisaglie della gara d’andata di Champions, quando i tifosi del Napoli sono stati oggetto di offese, anche di stampo razzista, in Germania, ed anche altro. Peraltro i tifosi dell’Eintracht sono noti in tutta Europa per i precedenti di una certa violenza (vedi scontri con i tifosi laziali, catalani, romani).
Il pasticcio dei biglietti, il Tar e il Ministero dell’Interno
Tutto è iniziato con un repentino scambio di decisioni tra Ministero dell’Interno e Tar sulla possibilità, da parte dei tifosi tedeschi, di acquistare i biglietti per il settore ospiti. Prima c’è stato l’ok alla vendita di 2700 tagliandi, poi lo stop del Viminale che ha scatenato l’ira dell’Uefa e della società tedesca. A quel punto c’è stato il ricorso che ha bloccato tutto e un controricorso che ha consentito la vendita ma non ai tifosi residenti a Francoforte. Insomma un pasticcio già all’inizio.
Nel frattempo molti tifosi tedeschi già avevano acquistato i voli ed i pacchetti soggiorno (all’hotel Continental sul lungomare) per venire a Napoli, con o senza biglietto. Il loro arrivo era noto a tutti, così come le loro intenzioni. Eppure le autorità non hanno messo a punto un piano adeguato per fermarli. Nella conferenza stampa di stamattina Questore e Prefetto di Napoli hanno spiegato che i tifosi tedeschi erano stati contenuti nell’hotel e che non era possibile ‘sequestrarli’. Così si è deciso di ‘accompagnarli e tenerli uniti’ mentre loro sfilavano nel centro storico di Napoli. Anche un bambino che non ha mai visto nulla del mondo ultras sapeva cosa sarebbe successo quando il corteo formato da 400 ultras tedeschi ha iniziato a sfilare per le vie del centro storico. Gli scontri erano solo questione di tempo. Ed infatti così è stato.
Le autorità, sempre nel corso della conferenza stampa, hanno cercato di arrampicarsi sugli specchi, dicendo addirittura che il “corteo si era svolto senza particolari problemi”. Eppure dalle testimonianze emerge il contrario. Molti tifosi tedeschi hanno danneggiato negozi strada facendo, dando schiaffi anche ad alcuni passanti e danneggiando alcuni veicoli pubblici. “Non erano armati”, ha detto la Questura. Eppure al momento degli scontri hanno lanciato razzi e fumogeni contro le forze dell’ordine. Perché non li hanno controllati all’uscita dall’hotel? Senza contare che c’era una sproporzione di forze in campo tra tifosi e poliziotti (molto di meno). I tedeschi, dopo essersi seduti ai tavolini di piazza Dante, molti senza pagare il conto, hanno anche rubato coltelli e altri oggetti dalle attività commerciali. Chi glielo ha permesso? Non era possibile evitare questo corteo e portare i tedeschi in un altro luogo lontano dal centro storico? Domande che restano senza risposta.
Era abbastanza scontato che, d’altro canto, le frange estreme del tifo napoletano avrebbero preso di mira quel corteo fatto arrivare in maniera troppo superficiale nel cuore della città. Nessuno li sta giustificando, per carità, ma sembra quasi che sia stato fatto tutto apposta per far succedere incidenti.
Eppure nessuno di chi doveva evitare tutto questo ne pagherà le conseguenze. I danni, quelli veri, li hanno subiti i commercianti di piazza Dante, lasciati alla mercè degli ultras dell’Heintracht. Sono loro, oltre alla città intera di Napoli, a subire gli effetti negativi delle scelte tardive, contraddittorie e fallimentari.


