Tentato omicidio del ras Antonio Lago e di Emanuele Marcello, il ras dei Cuffaro-Marfella ottiene un consistente sconto di pena in appello. Questo il risultato del processo di secondo grado a carico di Beniamino Ambra, indicato come uno dei componenti del gruppo che esplosero colpi di arma da fuoco nei confronti Antonio Lago e della persona che era in sua compagnia il 29 agosto del 2023. Ambra, grazie all’abile strategia difensiva del suo avvocato, il penalista Giuseppe Perfetto, è passato dai 13 anni e quattro mesi del primo grado a 8 anni e quattro mesi, dunque cinque anni in meno con concessione delle attenuanti generiche. Per quella vicenda furono arrestati anche Carmine Milucci, Emanuele Bruno, Antonio Campagna, Patrizio Cuffaro, tutti già condannati in altro procedimento.
I cinque erano ritenuti gravemente indiziati del duplice tentato omicidio, aggravato dal metodo mafioso, di Emanuele Marcello e Antonio Lago. Quest’ultimo è ritenuto dagli investigatori legato all’omonima famiglia, che negli anni ’80-’90 aveva il predominio delle attività illecite sul quartiere Pianura. I cinque fermati, invece, sono considerati legati ai Cuffaro-Marfella e ai Carrillo-Perfetto. Secondo l’accusa avrebbero tutti partecipato, a vario titolo, al tentativo di omicidio, esplodendo molti colpi di pistola contro le vittime designate, che si trovavano a piedi e riuscirono a scampare all’agguato.
Ad inchiodare i cinque alcune intercettazioni captate dagli uomini della squadra mobile come una conversazione in cui Emanuele Bruno parla di Carmine Milucci come esecutore materiale lamentandosi del fatto di non essere riuscito nel suo intento.
Nel corso di quella conversazione Beniamino Ambra, che era in compagnia di Milucci, si lamenta di quest’ultimo con Bruno spiegando al suo interlocutore che non ha saputo portare a termine l’omicidio lasciando in vita Lago con lo stesso Bruno che si preoccupa di quanto accaduto temendo una guerra nei loro confronti perché, testualmente: “Hann venut a sapè ca simm stat nuj, mo’ stamm in guerra! Capito o no Carminiello che guaio ha fatto?”. Poi Bruno entra nello specifico raccontando cosa accadde la sera dell’agguato e confermando per la Procura che Ambra fosse presente sulla scena:” Perchè vuoi sapere…vuoi sapere che…vuoi sapere quello che ha detto, Beniami? Disse che il “magone” disse vicino a lui “non mi uccidere” … aizain’guoll e se ne jet…“. Ambra però lo corregge spiegando che vi fu un intoppo:”Ma quando mai quell si inceppò la pistola”.


