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“Se lavorassi fino alle 8”, il pusher del Rione Traiano si lamentava dei turni

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Il bunker in via Tertulliano 34 era allestito in modo spoglio, con una scrivania, alcuni piccoli bloc-notes, un monitor e qualche sedia, ma l’accesso era protetto da una porta blindata. Gli inquirenti hanno ricostruito le dinamiche dei pusher all’interno dello spazio installando una telecamera e disponendo contestualmente diverse irruzioni dei carabinieri.

In quell’angusto ambiente, il gruppo riusciva a incassare ben 450mila euro al mese grazie alla vendita della cocaina. A supervisionare le attività c’erano Maurizio Attanasio e Raffaele Pezzuti che, come emerge dalle intercettazioni audio-video, entravano liberamente nel covo. Lì erano presenti i pusher, i quali li definivano espressamente come “masti”, ovvero capi. I due spadroneggiavano all’interno del bunker: visionavano la droga e si facevano cambiare il denaro dai loro sottoposti.

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Ras, pusher e vedette: ecco funzionava la piazza 34

La cimice piazzata dai carabinieri ha consentito alla Procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri, di ricostruire l’intero organigramma dell’organizzazione: c’era Antonio Martino a capo del gruppo vicino al clan Petrone-Puccinelli, mentre i suoi luogotenenti erano Maurizio Attanasio, Daniele Nocera e Raffaele Pezzuti; i custodi della droga erano Alfredo Tarantino e Salvatore Ottiero; i pusher addetti al bilancino erano Luigi Nocera, Pasquale Pisa e Antonio Tarantino; gli addetti al controllo dei monitor erano Massimo De Solda, Marco Deviato, Ciro Volonnino, Giuseppe Chiantone e Ivan Liguori; le vedette erano Alessandro Pisa, Paolo Chiaro, Simone Tranchese, Salvatore Ricci, Salvatore Iuliano e Pietro Pistuggia; la vendita era affidata anche a Sica; addetto all’installazione del sistema di videosorveglianza era Dumitru Gheorghe, mentre Pasquale Cuccurullo curava la manutenzione della piazza di spaccio, aiutato dalla pusher Giovanna Gaiangos che dove dare l’allarme in caso dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Le lamentele del pusher del rione Traiano

Pasquale Pisa faceva chiaro riferimento al suo “turno di lavoro”, che sarebbe dovuto terminare entro le ore 20, lamentandosi per il possibile prolungamento dell’orario qualora il fratello Alessandro non gli avesse dato il cambio nei tempi previsti: «…Se non si svegliava alle cinque… dalle otto di stasera alle otto di domani mattina… Uagliò, o fra!… Se io mo… non si sveglia, lo dobbiamo svegliare!… Io fino alle otto stasera… Dopo sono ventiquattr’ore… ha detto se lavorassi fino alle otto di stasera ti do…». In un altro passaggio delle registrazioni, l’addetto al bilancio dava inoltre indicazioni sull’orario del turno che Nocera si accingeva a intraprendere: «Ce la fai fino a domani alle sette?», mentre la donna specificava che il prolungamento degli orari rispetto alla normalità era dovuto allo stato di Antonio Tarantino: «Tiene la febbre».

“Mario”, l’urlo delle vedette che allertava la piazza-bunker del Rione Traiano

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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