La guerra di camorra al rione Sanità negli anni che vanno dal 2014 al 2018 è stata spiegata ai magistrati da numerosi collaboratori di giustizia, Tra essi un contributo decisivo si deve a Salvatore Marfè che da intraneo al clan Mauro è venuto a conoscenza di tutte le vicende criminose che hanno interessato la mala dei vicoli cari a Totò. E’ stato Marfè a spiegare cosa accadde dal 2014 quando i gruppi autoctoni del quartiere si misero contro Pierino Esposito, capo dei ‘Barbudos’ da sempre visto come ‘un’emanazione’ di Miano.

«Si deve comprendere che uscito Pierino Esposito dopo due settimane fu fatto responsabile suo figlio Antonio che era ai domiciliari a Marano e nel mese di agosto del 2013 si ruppero i rapporti tra Sequino e Pierino nel senso che i Sequino e i Savarese fecero l’alleanza con i Sibillo e Pierino venne da noi ai Miracoli,  ci spiegò la situazione e ci disse che aveva litigato con Silvio Pellecchia dei Sequino e con Emanuele Sibillo. Ciro Mauro dunque si schierò con Pierino contro i Sibillo e i Savarese che si erano alleati con i Sibillo e quindi con i forcellani. Era assurdo che avessero stretto alleanza con i forcellani, il quartiere è dei quartierani. Iniziò quindi una serie di sparatorie tra noi e loro, iniziarono loro con una sparatoria che fecero sopra la montagnola (Salita Montagnola ai Miracoli ndr), salirono dalle scale e nell’occasione riconobbi la voce di Emanuele Sibillo e Silvestro Pellecchia. Noi abbiamo risposto la sera stessa, esplodemmo 40-50 botte fuori al barbiere dove stanno i Sequino».

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