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domenica, Agosto 14, 2022
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Sgominata la banda dei finti avvocati e carabinieri, 6 arresti nel Napoletano


Sgominata la banda dei finti avvocati e carabinieri, 6 arresti nel Napoletano.  Stamattina a Napoli, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bologna, supportati dall’Arma locale e coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa a carico di 6 persone (4 in carcere e 2 agli arresti domiciliari), tutte residenti nella provincia di Napoli, ritenute gravemente indiziate del reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravate in danno di anziani, perpetrate in tutto il territorio nazionale ed in particolare nel Centro Nord Italia.

Alcuni degli indagati sono gravemente indiziati, altresì, del reato di traffico di
sostanze stupefacenti del tipo marijuana dalla Spagna all’Italia e della successiva
distribuzione nella città di Napoli e nel suo hinterland. L’indagine – condotta da ottobre 2020 a maggio 2021 e scaturita da alcune truffe consumate nella provincia di Bologna – aveva già portato all’emissione di diverse misure cautelari da parte del Gip di Napoli – a seguito di dichiarazione di incompetenza del Gip di Bologna – per soggetti indiziati di associazione a delinquere finalizzate alla commissione di numerose truffe in danno di vittime vulnerabili (prevalentemente anziani) con il metodo del cosiddetto “finto Maresciallo dei Carabinieri ovvero del finto avvocato”.

FINTI MARESCIALLI E AVVOCATI

Dopo aver consultato alcuni siti internet, venivano reperiti nominativi e numeri di
telefono di persone che, nel ruolo di telefonisti, spacciandosi telefonicamente per
“Marescialli dei Carabinieri” e “Avvocati”, rappresentavano un falso e grave sinistro
stradale in cui era rimasto coinvolto un prossimo congiunto della vittima (solitamente,
un figlio o un nipote), richiedendo, contestualmente, somme di denaro o preziosi da
consegnare ad un complice (nel ruolo di esattore), per evitare gravi conseguenze
giudiziarie.

LA FINTA CAUZIONE

Per rendersi maggiormente credibili invitavano la vittima a riagganciare la cornetta e a
contattare il “112”. Quest’ultima, pertanto, credeva erroneamente di essere in linea con i
carabinieri, ma in realtà dall’altro capo dell’apparecchio rispondeva un complice del
telefonista. Pertanto nel proseguire la conversazione carpivano dalla vittima ulteriori
informazioni sensibili che, subito dopo, il falso avvocato utilizzava per chiedere il
pagamento di una “cauzione”, generalmente di alcune migliaia di euro o preziosi,
affinché il parente non patisse gravi conseguenze legali ovvero fosse rilasciato.

IL CALL CENTERE DA CUI PARTIVANO LE TELEFONATE PER LE TRUFFE

L’odierna ordinanza riguarda altri soggetti gravemente indiziati di far parte di una delle
organizzazioni già colpite dal precedente provvedimento cautelare che aveva dislocato il
“Call Center” ,da cui partivano le telefonate nei confronti delle vittime, in Spagna, più
precisamente nella città di Barcellona, da dove, utilizzando sim iberiche, veniva
organizzata la truffa. La città di Barcellona, inoltre, si è rivelata la base logistica ed
operativa per un traffico di marijuana, del tipo “AMNESIA”, lì acquistata e poi spedita in
Italia. Nel corso delle indagini, a Napoli, era stato arrestato in flagranza uno dei corrieri
con 5 kg della citata sostanza.

TRUFFE AGLI ANZIANI, PROFITTI DA 200MILA EURO

Le indagini, svolte dal Comando Provinciale CC di Bologna – rivelatesi particolarmente
complesse per i continui ed imprevedibili spostamenti degli indagati, per la quantità di
utenze telefoniche da monitorare, intestate a prestanome e dismesse dopo ogni truffa -,
hanno permesso, in pochi mesi, di ricostruire numerosissime truffe ai danni di anziani,
circa 70, con un ingente profitto per l’organizzazione criminale, stimata in circa
200mila euro.

Il provvedimento dell’Autorità Giudiziaria partenopea ha disposto altresì l’esecuzione di
un sequestro preventivo di un’attività commerciale dedita alla compravendita di oro, sita
in pieno centro a Napoli (intera quota societaria del patrimonio aziendale e relativa unità
immobiliare), dove i titolari, risultati in stretti rapporti con alcuni membri
dell’organizzazione, avevano acquistato dagli indagati alcuni beni preziosi ritenuti
riferibili a quelli consegnati dalle vittime destinatarie delle truffe.

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