HomeCronacaSmartphone scovati nelle celle dei boss nel carcere di Secondigliano

Smartphone scovati nelle celle dei boss nel carcere di Secondigliano

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Ancora un’importante operazione di servizio è stata portata a termine questa mattina, 12 agosto, nel carcere di Secondigliano, dove il personale di Polizia Penitenziaria ha rinvenuto e sequestrato quattro smartphone all’interno del Reparto Ligure – Alta Sicurezza. Il ritrovamento è avvenuto nel corso di una perquisizione straordinaria, coordinata dal direttore dell’Istituto, dottor Gianfranco Marcello. L’operazione conferma l’elevato livello di attenzione mantenuto dal personale penitenziario nel contrasto all’introduzione e all’utilizzo illecito di dispositivi di comunicazione all’interno delle carceri.

La denuncia della polizia penitenziaria

«È un risultato importante che dimostra ancora una volta la professionalità, la capacità operativa e il senso del dovere dei nostri Baschi Azzurri», sottolinea Lello Munno, vice segretario regionale del SAPPE Campania. «Nonostante le temperature proibitive e le difficili condizioni operative, la Polizia Penitenziaria continua a svolgere con determinazione il proprio lavoro, garantendo sicurezza e legalità negli istituti penitenziari».
«Il rinvenimento di quattro smartphone in un reparto di Alta Sicurezza – aggiunge Munno – evidenzia quanto sia fondamentale mantenere alta la vigilanza e rafforzare costantemente i controlli. L’utilizzo clandestino dei telefoni cellulari in carcere rappresenta un problema serio e non può essere sottovalutato, perché può consentire comunicazioni non autorizzate e creare ulteriori rischi per la sicurezza dell’istituto».

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«Ancora una volta i Baschi Azzurri dimostrano sul campo professionalità, attenzione e capacità di intervento», dichiara Donato Capece, segretario generale del SAPPE. «Il rinvenimento di quattro smartphone in un reparto di Alta Sicurezza conferma quanto sia indispensabile mantenere elevatissimi gli standard di vigilanza e controllo all’interno degli istituti penitenziari. A fronte di fenomeni sempre più sofisticati, il personale continua a fare il proprio dovere, spesso in condizioni difficili e con organici non adeguati alle esigenze».

«Al direttore Gianfranco Marcello e agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria di Secondigliano – prosegue Capece – va il nostro plauso per l’operazione portata a termine. Il contrasto all’ingresso e all’utilizzo illecito dei telefoni cellulari in carcere è una priorità di sicurezza e non può essere lasciato soltanto sulle spalle degli operatori. Servono strumenti tecnologici adeguati, controlli efficaci e interventi strutturali che consentano alla Polizia Penitenziaria di operare con sempre maggiore efficacia».

Il SAPPE esprime quindi pieno apprezzamento al direttore Gianfranco Marcello e a tutto il personale di Polizia Penitenziaria impegnato nell’operazione, sottolineando come il risultato sia frutto dell’impegno quotidiano di donne e uomini che continuano a garantire sicurezza e legalità anche nel pieno dell’estate. «Questi risultati – conclude Capece – dimostrano che la professionalità dei Baschi Azzurri resta una garanzia fondamentale per la sicurezza delle carceri. A loro va il nostro ringraziamento. L’estate non ferma i Baschi Azzurri: la sicurezza non va in vacanza».

Il sequestro nel carcere di Avellino

Importante operazione di servizio della Polizia Penitenziaria nella Casa Circondariale di Avellino, dove il personale ha sequestrato un telefono cellulare completo di scheda SIM in possesso di un detenuto, al termine di una perquisizione straordinaria disposta a seguito del sospetto utilizzo del dispositivo all’interno della camera detentiva.

A darne notizia sono Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), e Marianna Argenio, vicesegretario regionale SAPPE Campania, che esprimono «il più vivo apprezzamento per la professionalità e la tempestività dimostrate dal personale intervenuto».

Secondo quanto riferito, il telefono sarebbe stato utilizzato dal detenuto nei locali bagno per effettuare una conversazione con la propria moglie. La perquisizione, eseguita al termine delle attività presso il reparto infermeria, ha visto operare in piena sinergia il personale della Sorveglianza Generale, gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria in servizio presso l’infermeria e ulteriori unità di supporto.

Le parole della penitenziaria 

«Il risultato dell’operazione – sottolineano Capece e Argenio – dimostra ancora una volta quanto siano fondamentali la professionalità, l’intuito e la costante attenzione degli uomini e delle donne della Polizia Penitenziaria. In un carcere dove l’utilizzo di telefoni non autorizzati rappresenta una concreta minaccia per l’ordine e la sicurezza, il lavoro quotidiano degli agenti consente di intercettare e neutralizzare situazioni che potrebbero alimentare comunicazioni illecite con l’esterno».
Il SAPPE evidenzia come il contrasto alla disponibilità abusiva di telefoni cellulari rappresenti ormai «una delle frontiere più delicate della sicurezza penitenziaria». «Un cellulare nelle mani di un detenuto – spiegano i sindacalisti – non è un semplice oggetto vietato: può diventare uno strumento per mantenere contatti non autorizzati, impartire disposizioni, organizzare attività illecite o continuare a esercitare forme di controllo criminale anche dall’interno del carcere».

«Per questo – aggiungono – va riconosciuto il merito alla Polizia Penitenziaria di Avellino, che continua a svolgere il proprio compito con grande senso del dovere, spesso in condizioni operative difficili e con risorse non sempre adeguate alle esigenze. È grazie alla vigilanza quotidiana dei nostri poliziotti che la sicurezza degli istituti penitenziari viene concretamente garantita».
Capece torna quindi a chiedere «maggiori strumenti tecnologici, adeguati organici e sistemi di controllo sempre più efficaci per impedire l’ingresso e l’utilizzo dei telefoni cellulari negli istituti penitenziari».
«La Polizia Penitenziaria – concludono Capece e Argenio – è il presidio dello Stato che ogni giorno, lontano dai riflettori, garantisce ordine, sicurezza e legalità nelle carceri. Operazioni come quella di Avellino dimostrano concretamente che, quando agli agenti vengono consentiti di lavorare con attenzione, professionalità e adeguati strumenti, i risultati arrivano. A loro va il nostro plauso e il nostro ringraziamento».

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