Si aggrava il bilancio dei morti del terremoto che ha colpito alcune zone della Colombia il 10 agosto. Stando ai dati forniti dalle autorità, le vittime del sisma di magnitudo 7.4 con epicentro nell’area del Chocò sono almeno 250. Facile, purtroppo, prevedere un aumento del numero di chi ha perso la vita a causa del terremoto che ha sbriciolao case, strade, alberghi, ospedali. Il presidente neoeletto Abelardo de la Espriella ha annunciato tre giorni di lutto nazionale. «E’ dichiarato un periodo di tre giorni di lutto nazionale in memoria delle vittime» è scritto nel decreto.
La testimonianza
InterNapoli ha raccolto una ulteriore testimonianza di napoletani presenti in Colombia al momento in cui la terra ha tremato. Natascia Fois, nel Paese sudamericano quale coordinatrice di un gruppo di oltre dieci italiani per un tour operator backpacker adventure racconta quei drammatici momenti. «Il 10 agosto eravamo a Salento, provenienti da Pereira dove avevamo fatto un tour. Ci si siamo trovati molto vicini all’epicentro del terremoto, quando abbiamo avvertito la scossa. Ci siamo riversati subito in strada e abbiamo visto la devastazione. Io – aggiunge Fois – sono dei Campi Flegrei e conosco la sensazione ma è stato davvero drammatico vedere cosa accadeva intorno a noi. Tetti, case, chiese crollate. Eravamo in un parcheggio e ci chiedevamo se la strada potesse franare».
Fois, insieme al gruppo di italiani ora a Medellin dove è arrivata con un bus privato, dice di sentirsi «vicino al popolo colombiano e speriamo che riescano a trovare più persone possibili vive che ora si trovano sotto le macerie».
Il nuovo appello di Nicolò
Nelle ore successive al sisma, il nostro sito aveva riportato la descrizione di Nicolò Ferraro del locale Terronepizzeria che si trova a Medellin. Insieme ad Andres, un suo amico di Cali altra città dove le conseguenze del sisma sono state enormi, reitera l’appello agli italiani affinchè «ai colombiani venga garantita la distribuzione di guanti per i soccorritori, coperte, calzini e vestiti. Dopo due giorni, nella zona del Chocò e del porto di Bonaventura le comunicazioni sono impossibili per colpa delle infrastrutture interrotte. A Pereira la I morti aumentano e speriamo almeno che alle vittime sia data una degna sepoltura».

