Un 28enne detenuto napoletano, nell’area di alta sicurezza del penitenziario di Frosinone, nei giorni scorsi era stato minacciato e picchiato da alcuni reclusi partenopei e albanesi. Oggi ha chiesto di poter fare una doccia, convincendo l’agente della Penitenziaria ad aprire la sua cella. A quel punto, il detenuto ha estratto una pistola e ha minacciato il poliziotto, costringendolo a consegnargli le chiavi delle stanze dove erano recluse le persone che lo avevano aggredito. Il giovane, brandendo la pistola, si è avvicinato alle celle e ha cercato inutilmente di aprirle. A quel punto, visto anche l’allarme che nel frattempo era scattato nel carcere, ha sparato tre volte cercando di colpire i reclusi. Che per fortuna non sono stati feriti. Subito dopo, il 28enne ha chiamato il suo avvocato con un cellulare, illegalmente in suo possesso. Il legale lo ha convinto ad arrendersi e a consegnare l’arma. E così ha fatto il giovane, non prima di aver ingoiato la sim card del microcellulare.

 

I POLIZIOTTI PENITENZIARI ALL’INTERNO DELLE SEZIONI DETENTIVE SENZA ARMI,

MENTRE I DETENUTI ARMATI.

 

è successo nel pomeriggio del 19 settembre 2021, nell’istituto di Frosinone, un detenuto in possesso di una pistola, minaccia prima il poliziotto penitenziario lì in servizio e poi altri detenuti all’interno di una sezione di alta sicurezza sparando tre colpi di arma da fuoco.

ANCORA NON E’ IL PEGGIO?

lo chiediamo ai vertici dell’amministrazione penitenziaria che siedono agli uffici del D.A.P.

O ANCORA PIU’ IN ALTO AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA.

Il S.A.R.A.P. (Sindacato Autonomo Ruolo Agenti Penitenziaria) ribadisce ancora una volta che la causa di tale eventi critici a discapito di un Corpo di Polizia Penitenziaria che ormai non ha più una identità, non vanno ricercate,( nella mancanza di personale, il regime aperto ,ecc), come oggi si sta acquisendo da vari comunicati lanciati ormai da tutte le O.S. rappresentative del Corpo, questo incide tantissimo sul benessere del personale, ma è molto più semplice e sarebbe giunto il momento, di ricercare le motivazioni che oggi ci portano a vivere una situazione drammatica all’interno degli istituti penitenziari, nella mancanza di comando che oggi viviamo all’interno degli istituti penitenziari affidata a chi non conosce ciò che sta gestendo, ma non per ignoranza, perché siamo certi che chi indossa una divisa come la nostra tendenzialmente cerca di fare sempre il meglio per i suoi uomini,  ma perché, chi non lo conosce questo mondo non può conoscere le alchimie di cui sono in grado di mettere in atto l’utenza penitenziaria, quindi se si fa una disamina della questione possiamo risalire che l’entrata di un arma può avvenire solo ed esclusivamente dall’esterno dell’istituto, i principali modi con la quale entra materiale dall’esterno sono o i colloqui oppure gli acquisti con autorizzazione del dirigente di prodotti che non sono compresi sulla spesa che possono effettuare i detenuti all’interno del carcere.

Quindi oggi come O.S. S.A.R.A.P. riteniamo di ribadire che, va rivisto e limitato quanto si concede alla popolazione detenuta di acquistare dall’esterno e rafforzare i controlli in quelle postazioni di  front office come  possono essere i colloqui con i familiari che vengono dall’esterno, questo potrebbe essere un primo segnale per ripristinare una situazione di stabilità all’interno degli istituti penitenziari di tutto il territorio nazionale.

Il nostro pensiero e la nostra vicinanza, va ai colleghi che comunque si trovano in una situazione non favorevole trovandosi implicati in maniera indiretta a causa di mancanze dettate da situazioni emergenziali che oggi stanno vivendo gli istituti penitenziari.

Il segretario generale Roberto Mattarocchia

 

A commentare il drammatico evento è anche Pasquale Gallo, Segretario Regionale del Si.N.A.P.Pe:

‘La gravissima notizia di cronaca si aggiunge alle quotidiane aggressioni, alle rivolte e al continuo dilagare della criminalità nelle carceri italiane. Sul banco degli imputati dobbiamo mettere l’indifferenza di chi dovrebbe da anni mettere mano a una riforma del sistema penitenziario e della polizia penitenziaria, oltre al fatto che continua lo scandalo della mancanza di personale nei penitenziari’

‘«Eppure si aprono nuovi reparti – continua Pasquale Gallo – senza pensare ad elevare il numero di personale affinché si possa rendere realmente sicuro il carcere.  Per evitare che il carcere diventi l’ università della malavita, è necessario adottare misure urgenti che non sacrifichino la sicurezza, evitare che criminali incalliti abbiamo contatti giornalieri con chi dev’essere ancora giudicato o con chi ha commesso piccoli reati “occasionali”. Molti si sono “convertiti” alla malavita tra le sbarre. La polizia penitenziaria dovrebbe avere una propria autonomia e dovrebbe avere sempre voce in capitolo nei comitati per l’ordine e la sicurezza. Siamo regrediti agli anni 80, è il momento di svegliarci prima che sia troppo tardi. Le carceri sono vulcani che stanno esplodendo. Ascoltiamo l’urlo della polizia penitenziaria senza voltarci dall’altra parte, come se le carceri fossero il problema di una realtà parallela, altrimenti dovremo fare di nuovo i conti con gli spari in una struttura che dovrebbe essere il baluardo delle istituzioni e della sicurezza dei cittadini, oppure con le carceri messe a ferro e fuoco da reclusi pieni di rabbia. Investire sulla polizia penitenziaria è il passo fondamentale per ridare dignità e credibilità ad un sistema ai limiti del collasso».

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