HomeCronacaTelefonino nascosto in carcere, assolto il ras di Bagnoli

Telefonino nascosto in carcere, assolto il ras di Bagnoli

PUBBLICITÀ

Era accusato di aver introdotto nel carcere di Frosinone un telefono cellulare. Per l’accusa Lucio Musella si sarebbe avvalso dell’apparecchio elettronico per comunicare con l’esterno. Accuse frantumatesi con l’assoluzione del ras di Bagnoli per non aver commesso il fatto: decisiva la linea difensiva scelta dal suo legale, l’avvocato Giuseppe Perfetto, che ha dimostrato che l’apparecchio elettronico non presentava alcun numero di familiari dello stesso Musella dopo apposita perizia.

Elementi che hanno spinto il giudice ad assolvere Musella. Non è la prima volta che il penitenziario di Frosinone finisce al centro delle cronache: proprio in quel carcere pochi mesi dopo tale evento grazie a un drone fu introdotta una pistola. L’arma venne poi impugnata da Alessio Peluso, giovane ras di Miano, per far fuoco contro altri detenuti con i quali aveva un conto in sospeso.

PUBBLICITÀ

Il ras e il volo del drone su Rebibbia

Nei mesi scorsi il ras nei guai quando un drone aveva sorvolato il carcere di Rebibbia tentando di recapitare droga a cellulari allo stesso Musella, considerato un emergente della mala di Bagnoli e indicato, dalle ultime informative delle forze dell’ordine, come vicino al boss Massimiliano Esposito ‘o scognat.

In quell’occasione gli agenti della polizia penitenziaria sequestrarono 5 smartphone, sette microtelefonini, una ventina schede sim e quattrocento grammi di hashish, un quantitativo sufficiente a confezionare circa seimila dosi di fumo. Nei confronti di Musella fu applicata la custodia cautelare in carcere. Il gip di Roma accolse pienamente le argomentazioni dell’avvocato Perfetto sostituendo la misura cautelare del carcere con quella dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ