Cominciare una giornata di lavoro con il solo intento di prendersi cura della propria famiglia e finire poco dopo, a rappresentare l’ennesimo nome della lunga lista delle morti sul lavoro che in Italia rappresentano una vera e propria strage ancora troppo silenziosa.
Nell’elenco delle morti bianche figura anche il nome di Tommaso Altobelli, operaio napoletano. Sposato, con due figli, Tommaso ha perso la vita nel marzo del 2025 cadendo, questo almeno è quanto emerso sin qui, da un’impalcatura di circa 6 metri all’interno di un condominio di Casalnuovo dove stava effettuando alcuni lavori.
Da un anno e mezzo, però, la famiglia della vittima chiede verità sulla morte di Tommaso. Verità che, sino a questo momento, è nascosta dietro una coltre di sostanziale indifferenza.
Le parole della vedova di Tommaso
«Sulla morte di mio marito, ancora oggi, nulla o quasi è stato accertato. So soltanto che era uscito per portare a casa il pane, come sempre, e dopo due ore non c’era più. Io ero al lavoro, mi ha avvertita al telefono mio fratello dell’incidente. Mi ha detto, “Severina, Tommaso è caduto”. Avevo chiamato l’amico, che però non mi rispondeva, mio cognato lo stesso. Da lì ho capito immediatamente che Tommaso era morto. Chi sa qualcosa si faccia avanti e le autorità vadano fino in fondo. Tommaso deve avere giustizia». Le parole, senza possibilità di interpretazione, di Severina Nappi vedova di Tommaso Altobelli sono inequivocabili.
«Era lì in quel cantiere, come già aveva fatto altre volte; voleva lavorare – aggiunge Severina – Dopo aver perso il precedente impiego come manutentore in un centro commerciale a Casalnuovo che poi aveva perso. Da lì, poi il lavoro se lo è inventato. Voglio giustizia, lo devo anche ai miei figli».
Chiediamo a Severina se suo marito Tommaso era preoccupato per eventuali mancanze delle necessarie condizioni di sicurezza in quel cantiere nel condominio di Casalnuovo. «Non me ne ha mai fatto cenno. Vorremmo sapere, però anche questo. Non possiamo continuare ad essere all’oscuro di tutto come in quest’ultimo anno e mezzo. Ma era una persona con la testa sulle spalle, ci stava attento, Come mai mio marito è scivolato da quella impalcatura? Poteva essere salvato? Qualcuno l’ha soccorso o ha tentato di soccorrerlo? » si domanda Nappi.
L’impegno dell’avvocato Luigi Ferrandino
A seguire il caso dal punto di vista giudiziario in qualità di legale della famiglia Altobelli è l’avvocato Luigi Ferrandino che, anche attraverso l’interessamento dei media, auspica che sulle indagini si facciano dei passi avanti e che emergano dettagli sull’accaduto.
«Mi sono rivolto alla Procura di Nola, competente territorialmente, ed ad altre autorità sul caso chiarimenti e notizie sul caso di Tommaso Altobelli. Al momento, però, restiamo in attesa. Siamo fermi mentre la famiglia vuole verità come giusto che sia» le parole di Ferrandino.
Il comunicato dell’avvocato e l’amico di Tommaso
In una nota l’avvocato Ferrandino, riassumendo almeno in parte l’accaduto (notizie complete, come detto, non ce ne sono) tra le altre cose, scrive: “A tutt’oggi sono ancora sconosciute le cause del decesso del povero Tommaso. Il suo compagno di lavoro (U.L ndr.)- presente ai fatti, raccontò ai familiari che, contattati dall’amministratore del Condominio, avevano appena ultimate alcune opere di riparazione in un’area di proprietà dello stabile ed erano intenti a smontare l’impalcatura , quando Tommaso Altobelli perdeva l’equilibrio e cadeva di sotto con in mano un asse di legno. Giungeva sul selciato con la testa , inizialmente si riprendeva lamentandosi per il dolore, per poi perdere i sensi. Venivano subito allertati i soccorsi che sopraggiungevano nel giro di poche decine di minuti, ma non potevano che costatarne il decesso”.
Nella nota il legale aggiunge: “La Procura di Nola, competente per territorio , apriva subito un fascicolo e nel giro di pochi giorni veniva disposta l’autopsia e l’indagine informatica sui telefoni cellulari di Tommaso” e del collega di lavoro che era con lui, “probabilmente per comprendere la genesi dei rapporti tra costoro ed il Condominio” in cui entrambi lavoravano.
La parte finale della nota dell’avvocato Luigi Ferrandino racchiude il vero nocciolo di questa tragica storia. “A tutt’oggi, nonostante siano ampiamente scaduti i termini delle indagini difensive, nessuna risposta viene data alla famiglia che chiede ormai da mesi risposte delle cause della morte di Tommaso”.
Il ricordo di Severina
Severina ricorda chi era Tommaso. «Una persona buona, generosa, allegra. Mai ha fatto mancare il suo supporto alla famiglia. Assurdo morire così e non sapere quali siano le reali ragioni del suo decesso. Si sveli la verità una volta per tutte». Una richiesta semplice, quasi scontata, in un Paese che dovrebbe definirsi democratico come l’Italia.

