In via Caprera 14, dedalo di case popolari e bassi nel quartiere Miano, il dolore si mischia allo sgomento: “Com’è possibile uccidere un ragazzo come Lorenzo, bravo, disponibile e soprattutto estraneo a certi ambienti?”. I parenti di Spasiano come ovvio che sia, restano in silenzio e vivono in lutto in modo composto.
Uno dei fratelli cammina nervosamente avanti e indietro e si china a terra più volte sul punto dove sarebbe poi avvenuta la sparatoria ieri sera. “Lorenzo deve tornare” sussurra. A dare piena voce alla loro disperazione sono alcuni amici accorsi per partecipare al lutto collettivo.
“Lorenzo lavorava, faceva il carpentiere. Non faceva assolutamente parte della malavita o di giri del genere. Ci chiediamo come si possa morire così a 21 anni”. Poi un’amara riflessione a cui si lasciano andare sempre degli amici della famiglia Spasiano. “Prima quando c’era un litigio magari ci si limitava a picchiarsi, ora si utilizzano le pistole. In che mondo stiamo vivendo?”. In uno pieno di violenza, come l’ennesima giovane morte di questa città conferma.

