Trent’anni a testa. Questa la decisione della Corte d’Assise d’Appello per Michele Mazzarella e Salvatore Barile per l’omicidio di Salvatore Lausi, detto ‘Pirulino’, ucciso in via Vergini alla Sanità il 6 ottobre 2002. E dire che solo qualche settimana fa Barile aveva ammesso in aula le proprie responsabilità: nessun pentimento da parte di ‘Totoriello’, ma una ammissione di responsabilità dopo i trent’anni rimediati in primo grado. Stessa condanna di Michele Mazzarella, coimputato insieme al cugino. Il secondo grado ha dunque confermato quanto stabilito nel primo grado di giudizio.
La vittima, incaricata della riscossione delle estorsioni nei quartieri Forcella, Maddalena e Sanità, fu ritenuta responsabile dell’ammanco di 100 milioni di lire dalla cassa dell’associazione. Lausi, inoltre, era sospettato di aver stretto rapporti con Giuseppe Missi, cosa che venne interpretata come volontà di affiliarsi a quest’ultimo, dissociandosi dai Mazzarella. Fondamentali per la ricostruzione del delitto di via Vergini le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gennaro Lauro, detto ‘o diciassette’, che iniziò il suo percorso di collaborazione con la giustizia all’indomani dell’omicidio del reggente di Forcella Eduardo Bove.
Lauro, in particolare, ha svelato ai magistrati una importante chiave di lettura delle lettere di Michele Mazzarella, missive inviate dal carcere di Secondigliano ai suoi affiliati. Le lettere, oltre ad evidenziare in modo chiaro il ruolo di leader del sodalizio da parte di Mazzarella junior, sebbene detenuto, sono assai rilevanti per l’accertamento del contesto in cui maturò la decisione di eliminare Lausi e, in particolare, del movente dell’omicidio.

