Una bomba per sterminarli tutti, il ‘piano’ per eliminare la Vanella Grassi

Pronti a tutti pur di far fuori i nemici. E’ l’agghiacciante retroscena emerso qualche tempo fa e relativo alla terza faida tra Vanella Grassi e degli Abete-Abbinante. Una guerra senza esclusione di colpi dove apparvero anche le bombe. La prima lanciata nel cortile del Lotto G e il suo scoppio provocò il ferimento di due minorenni ed il danneggiamento di 9 auto. Una signora che vide l’autore del gesto folle si avvicinò e gli disse: “Sei un animale”. La seconda invece lanciata n un cortile delle ‘Case celesti’ e non esplose perchè l’attentatore, ovvero Raffaele Mincione Tre det non tolse la linguetta di proposito non facendo esplodere la bomba perché in quella zona vi abitavano i suoi parenti.

La guerra contro la Vanella Grassi del Lotto G

Con tali atti gli Abete-Abbinante volevano mostrare in maniera plateale agli avversari la loro forza. Fondamentale il racconto fornito ai magistrati da Giuseppe Ambra:«Andai al Lotto G a bordo di una Fiat Punto 5 porte di colore grigio di proprietà di Raffaele Mincione. A bordo io, seduto dietro, Mincione detto ‘tre det’ lato passeggero e Raia Costantino che guidava, mentre le bombe vennero portate da Brandi Vincenzo a bordo di un sh, le bombe  una per me ed una per Mincione. Io avevo voluto nel raid perché ci era giunta voce che costui aveva avuto un incontro con Antonio Mennetta (capo della Vanella Grassi) a Licola, che voleva girarsi con loro e Mennetta gli aveva offerto 1 0mila euro per la testa di un Abbinante. Questa notizia veniva dalla talpa che Abbinante aveva nella Vanella. All’ingresso del Lotto G, all’altezza della Farmasanitaria, Brandi passa una bomba a me ed una a ‘tre det’; io lanciai la bomba che esplose; vidi poi il telegiornale e comprese, sentendomi spregevole, che la bomba aveva ferito anche due bambini. Mincione non lanciò e, rientrati in macchina, gli chiesi il perché; io sospettavo di lui e lui mi disse che non era stato in grado di strappare la linguetta dell’innesco. Gli dissi al Mincione di consegnare la sua bomba a Brandi che stava sul motorino e di recarci nel rione ISES, dove feci scendere Mincione e lo feci salire sul Brandi, facendoli attendere il mio ritorno».

Il racconto del pentito

Il racconto dell’attentato dinamitardo contro la Vanella Grassi poi prosegue:«Io e Raia andammo nello Chalet Baku. prendemmo una Transalp bianca ed io mi recai un attimo da Ciccarelli Armando per chiedergli se potevo eliminare Mincione per quanto accaduto. Ciccarelli mi disse di no, perché voleva la conferma sicura. Io gli dissi: “la conferma te la dò tra dieci minuti”; Mi recai dunque con Costantino Raia nel Rione Ises, dove Mincione e Brandi attendevano. Diedi la Transalp bianca ed indicai loro di buttare la bomba nelle Case Celesti ed io andai a vedere di persona che cosa avessero fatta, con Raia che mi portava l’SH nero. Alle Case Celesti il Mincione scese, lanciò la bomba ma senza togliere la linguetta. Nelle Case Celesti infatti, c’erano alcuni suoi familiari. Per me fu la prova della girata. La bomba non esplose, non vi furono danni. Da quel momento il Mincione non si recò più allo Chalet Baku, senza neanche farsi più vedere…».

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