«Vieni pure a telefono?», il rimprovero di ‘Lello l’immortale’ a Patrizio Vastarella

Tre anni sono trascorsi dalla strage delle Fontanelle: l’omicidio di Giuseppe Vastarello e Salvatore Vigna ad opera dei ‘Barbudos’ ha cambiato per sempre la storia recente della criminalità organizzata alla Sanità. Quel delitto ha svelato retroscena, tradimenti e un clima di omertà e risentimento. Di quella stagione di sangue, oltre agli arresti e alle ricostruzioni delle forze dell’ordine, ci sono anche le ‘testimonianze dirette’ come le intercettazioni in carcere di Salvatore Sequino, capo dell’omonimo clan in guerra con i Vastarella, e suo nipote Giovanni Sequino. Le conversazioni dei due, intercettate durante i colloqui in carcere del boss di via Santa Maria Antesaecula, rivelano tensioni all’interno dello stesso clan Vastarella con le accuse lanciate velatamente da Raffaele Vastarella contro il fratello Patrizio. Questo perchè Raffaele (chiamato ‘Lello l’immortale che nell’agguato ha perso il figlio Giuseppe) rimprovera al fratello di non aver fatto abbastanza covando nei confronti di Patrizio del risentimento visto che il proprio figlio era stato ucciso, mentre quello di Patrizio no.

«Perché Lelluccio non tiene una gamba, ha perso un figlio … Dice che adesso chiamò e lo zio gli voleva dare forza e lui disse: Azz ( testuale, ndr), vieni anche a telefono? … a tuo figlio lo tieni vivo e a mio figlio non lo tengo più! … Dice che Patrizio (VASTARELLA Patrizio, ndr) guardò la moglie di Peppe e disse: Tieni, tieni a Zio me ne vado fuori io … Perciò Lelluccio  (VASTARELLA Raffaele, ndr) dice : Stava anche tu figlio là ed è morto solo mio figlio…». 

Giovanni Sequino ribadisce allo zio che in quell’occasione «Lelluccio lo ha preso proprio male».