«Tutti vogliamo le riaperture nelle prossime settimane. E ci saranno, perché capisco appieno il senso di disperazione e di alienazione legati a una situazione di limitata mobilità», queste le parole di Mario Draghi giovedì, «ma non ho una data, dipende dall’andamento dei contagi e dalle vaccinazioni per le fasce d’età più a rischio, quelle sopra i 75 anni». Eppure da ieri circola nel governo una data, una road map, per un possibile allentamento delle misure anti-Covid con la riapertura di bar e ristoranti, di cinema e teatri. E’ quella di lunedì 19 aprile, dopo il report sulla curva dell’epidemia che verrà analizzato venerdì prossimo dalla cabina di regia dell’Istituto superiore della sanità e del ministero della Salute.

Però c’è chi resiste. Il ministro Roberto Speranza e il Comitato tecnico scientifico (Cts) ritengono «più prudente» non allentare la stretta fino al 1 maggio, lasciando tutta Italia in rosso o in arancione per altri 20 giorni. Questo perché, come hanno insegnato gli ultimi tre mesi, le regole delle zone gialle non sono in grado di contenere le varianti del virus. «E accelerare sulle riaperture sarebbe un rischio, meglio avere cautela e attendere», avverte Silvio Brusaferro. Ma anche il responsabile della Salute, pur volendo mantenere le attuali restrizioni fino al 30 aprile «in quanto il contesto è ancora molto complicato con un tasso di diffusione del virus significativo e le intensive piene», lancia un segnale di ottimismo: «Nelle prossime settimane ci sono le condizioni affinché, in un incrocio fra effetti delle misure messe in campo e accelerazione della campagna di vaccinazione, si possa creare un percorso graduale» di riaperture.

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