«Purtroppo abbiamo un tumore in famiglia, ma noi restiamo sempre con il nostro onore. Morire ma non tradire. Tu non fai Esposito di cognome, ma hai un cognome diverso dal nostro. Ti piaceva averlo, ma solo il buon sangue lo può avere». E’ questa la ‘sentenza’ via social contro Youssef Aboumuslim, nipote acquisito del boss di Bagnoli Massimiliano Esposito e da qualche giorno neo collaboratore di giustizia (la notizia riportata in anteprima da Luigi Nicolosi per Il Roma). Il post, poi cancellato, è comparso ieri sui social. Il post è un chiaro messaggio all’ormai ex colonnello indicato anche come fedelissimo della moglie di Esposito, Matilde Nappi. Aboumouslim, finito in manette nell’ottobre scorso e rinchiuso nel carcere di Secondigliano, avrebbe deciso di vuotare il sacco e di passare dalla parte dello Stato. Notizia che sarebbe così trapelata a Bagnoli e da qui il conseguente post di Esposito junior. Parole di fuoche che non lasciano spazio a congetture:«Mi hai sempre sofferto zozzo, anche le tue sorelle ti hanno schifato, volevi imitarmi ma ricorda che la famiglia è unica. Tu non fai Esposito di cognome, ma hai un cognome diverso dal nostro. Ti piaceva averlo, ma solo il buon sangue lo può avere».

Il gruppo di Bagnoli nel mirino

Secondo le prime informazioni trapelate Youssef potrebbe svelare il nuovo organigramma del clan e tirare in ballo persone e nomi già fatti da Genny Carra che indicò la Nappi come colei che ha gestito il gruppo del marito per anni. Dopo l’ultima operazione contro i clan dell’area flegrea il giudice delle indagini preliminari sconfessò però la Procura di Napoli e le dichiarazioni dell’ex ras dei Cutolo. Per il gip non esisterebbe un gruppo intraneo a quello di Bagnoli nonostante la donna venga più volte tirata in ballo da Carra, un tempo vicino al ras Alessandro Giannelli in contrasto proprio con Esposito. Resra da vedere adesso con il nuovo pentitmento cosa accadrà.

Le accuse di Carra contro la moglie del boss di Bagnoli

«Durante l’alleanza criminale con Giannelli, c’erano problemi con la moglie di Massimiliano, a nome Maria (Maria Matilde Nappi) che però non ho mai conosciuto personalmente. In particolare i contrasti riguardavano la gestione dei locali esistenti nella zona di Coroglio. Io ne ero a conoscenza perché il Giannelli me ne parlava, ma non ho mai partecipato a fatti delittuosi nei loro riguardi. L’idea di Giannelli che era che tale gestione spettasse a lui e in cambio le avrebbe corrisposto un mensile. Attualmente mi risulta che il marito, Massimiliano Esposito, è stato scarcerato e detiene il comando del clan di Bagnoli. Prima della sua scarcerazione con Maria c’erano quattro o cinque persone che facevano parte del clan e precisamente Josef, Gennaro Marrazzo, tale Pippetto, una persona di mezz’età che gestisce una sala giochi. Al telefono, dal carcere a luglio mi ha telefonato Giannelli, riferendomi che Massimiliano Esposito e Luigi Bitonto avevano minacciato la moglie per farla andare via dall’abitazione, che era di Bitonto».

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