Un omicidio che doveva avere un doppio fine: mandare un messaggio ai rivali e al contempo spezzare sul nascere qualsiasi tentativo di ribellione. Questa la ‘cornice’ entro cui maturò l’omicidio di Gaetano Arrigo, parcheggiatore abusivo della zona della movida di Coroglio ucciso nel giugno del 2016. Un omicidio ricostruito dagli inquirenti grazie alle dichiarazioni del collaboratori di giustizia Gianluca Noto e Mihai Lucian Stanica e contenute nella maxi ordinanza che la settimana scorsa ha decapitato l’ex gotha del clan D’Ausilio di Bagnoli. Per l’omicidio di Coroglio sono indagati Vittorio Albano e Alessandro De Falco. Arrigo all’epoca riscuoteva gli incassi per conto del ras Alessandro Giannelli di Cavalleggeri d’Aosta: con l’arresto di quest’ultimo e la latitanza di Felice D’Ausilio il gruppo da questi retto entrò in contrasto non solo con i Giannelli ma anche con gli Esposito-Nappi-Bitonto, gruppo nato proprio dal ‘grembo’ dei D’Ausilio.

Le dichiarazioni del pentito Noto

Il primo a parlare di quella stagione di sangue è stato Gianluca Noto, ex luogotenente proprio dei D’Ausilio:«Dopo l’arresto di Giannelli per un breve periodo la gestione dei parcheggi è passata ai Bitonto e alla Nappi. Dopo poco tempo noi D’Ausilio decidemmo di riappropriarci del settore dei parcheggi e succedeva che chi passava prima a riscuotere (tra i D’Ausilio e i Bitonto) prendeva i soldi e quando non potevano incassare perché il clan rivale aveva già riscosso i soldi se la prendevano con i parcheggiatori. Sono a conoscenza di questo perché proprio Carlo Arrigo, come le ho già riferito parlando dell’omicidio di Arrigo Gaetano, si venne a lamentare con me del fatto che passavano uomini di due clan diversi a pretendere soldi. Noi D’Ausilio per togliere di mezzo i Bitonto organizzammo una serie di azioni nei confronti del clan avversario: Vittorio Albano , Alessandro De Falco, Antonio D’Ausilio e il rumeno Lucian si presero il motorino del figlio di Pappalardo se ricordo bene di nome Salvatore,e lo picchiarono con l’arma, e portarono il mezzo a Qualiano. Inoltre Aniello Mosella e Biagio Ciccarelli andarono a sparare dove vive Pappalardo padre e sotto la casa di Bitonto e anche sotto la casa di Marco Battipaglia».

I verbali di Stanica sull’omicidio Arrigo

Più precise le indicazioni su quel delitto del romeno Stanica che per conto dei D’Ausilio raccoglieva i soldi derivanti dal racket dei parcheggiatori abusivi:«Ho partecipato all’omicidio del parcheggiatore avvenuto nel 2016 a Coroglio, vicino una discoteca. Premetto che più volte mi sono recato dai parcheggiatori di Coroglio per conto di Antonio D’Ausilio a prendere i soldi dei parcheggi. Ritornando all’omicidio, mi trovavo a casa mia a Lago Patria quando fui chiamato sul mio telefonino, di cui non ricordo il numero, da D’Ausilio Antonio che mi disse di raggiungerlo al bar ristorante a Lago Patria, il cui proprietario, Gigino, è amico di Tonino D’Ausilio. Trovai presso il bar ristorante, quando giunsi, già presenti oltre a D’Ausilio, Vittorio Albano e Alessandro De Falco. D’Ausilio mi chiese di accompagnare Albano e De falco a Coroglio perché i due dovevano parlare con un parcheggiatore. Non mi dissero esplicitamente le ragioni per le quali dovevano parlare con questa persona, ma li sentii parlare tra di loro e dicevano che questo parcheggiatore la sera prima non si era presentato sul posto e c’erano molte macchine. Io insieme a De Falco e Albano siamo andati a Qualiano a prendere una Mazda di colore scuro SW — non so di chi fosse- sotto casa di Claudio Palma, altro affiliato al clan che ci consegnò la chiave. lo mi misi alla guida – De Falco e Albano non avevano patente – con Albano a lato passeggeri e De Falco dietro. Arrivammo al parcheggio di Coroglio dove c’era un ragazzo che faceva il parcheggiatore che io non avevo mai visto mentre De Falco sicuramente lo conosceva perché si occupava proprio dei parcheggi. Era di sera, De Falco e Albano scesero dall’auto e quando il parcheggiatore li vide cominciò a scappare. Sia Albano che De Falco lo rincorsero, dopo pochi secondi ho sentito due, tre spari, poi li ho visti ritornare di corsa verso la macchina ed entrati, mi dicevano di andare via di corsa. Ho sentito subito Alessandro De Falco dire ad Albano “perché lo hai sparato” e quest’ultimo replicava che anche lui — inteso De Falco – aveva sparato. lo avevo visto quella sera, quando siamo venuti a Napoli che entrambi erano armati credo di una 38 e di una 9x 21».

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