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Agguato al ras Lo Russo, il ‘consiglio’ del boss dal carcere:”Adesso buttali a terra”

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Una vera e propria lezione di camorra. Quella impartita dal boss Domenico Lo Russo al figlio Vincenzo pochi giorni dopo l’agguato costato il ferimento di ‘faccia verde’ in via Piovani presso l’isolato 28, quartiere Marianella. Un raid scattato per  un litigio avvenuto quando il giovane era in carcere. Questo il ‘movente’ dell’agguato, avvenuto nella zona della ‘Siberia’ di Marianella. I carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Napoli Vomero hanno dato esecuzione ad un fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica presso del Tribunale di Napoli – D.D.A. nei confronti di Luigi Russo detto ‘Gigiotto’ e di Emmanuel Di Marzo mentre una terza persona, Gaetano Caso è al momento irreperibile: i tre rispondono a vario titolo di concorso in tentato omicidio e illegale detenzione e porto in luogo pubblico di arma comune da sparo, aggravati dal metodo mafioso.  Le indagini, coordinate Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli e condotte dal Nucleo Operativo della Compagnia carabinieri Napoli Vomero, attraverso attività tecniche e la visione di immagini di videosorveglianza, hanno consentito di ricostruire l’agguato e le fasi ad esso antecedenti, permettendo di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei tre. Dalle immagini allegate all’ordinanza di custodia cautelare si vede la vittima che, dopo essere stata salutata con un bacio da uno dei suoi carnefici, viene poi colpita con il calcio di una pistola e con un casco, aggredita con schiaffi e calci ed infine colpita da più colpi di pistola. Una violenza brutale con Di Marzo che, impugnando un casco da motociclista, colpisce ripetutamente Lo Russo mentre poi Caso spara al suo indirizzo cinque colpi. Al provvedimento di fermo dei tre  è seguita l’emissione di un’ordinanza applicativa di misura cautelare con Caso che, al momento, risulta irreperibile.

La videochiamata tra Vincenzo e Domenico Lo Russo

Alcuni giorni dopo il raid Domenico Lo Russo contatta in videochiamata il figlio dal carcere di Ferrara, dove è detenuto, per farsi raccontare quanto accaduto. Al padre Vincenzo non può mentire e così gli spiega l’accaduto facendogli intendere chi lo ha aggredito, Luigi Russo, con cui aveva avuto degli screzi in carcere, tensioni di cui il boss sembra essere al corrente.  Addirittura Domenico Lo Russo si chiede se il fratello Giuseppe fosse al corrente di quanto accaduto visto che di fatto è il reggente di ciò che resta dei ‘capitoni’. Il boss catechizza il figlio raccomandandogli di stare attento e di preparare la vendetta prospettando anche un eventuale coinvolgimento del fratello: “Tu ora sai che devi fare? Ti devi mettere con qualcuno! Ti devi mettere con un’altra banda! Ti devi fare forte! Per questo, ma vattene fuori a papà! Fatti forte, curati, fatti forte! Fatti salire a quella e digli di andare a lavoro.. campa di lavoro…quando sai a te, mettiti con qualche paranza! E fallo pentire! Fallo pentire! A dir…che cazzo lo combinato! Fallo piangere! Fallo piangere! “buttagli a terra” qualcuno! A uno …due di loro! “buttaglieli a terra!” … pure che devi prendere l’ergastolo! Non t i passa neanche per il cazzo! Hai capito o no?
Ma se “butti a terra” proprio a lui, a me fai un piacere di pazzi! … perché una volta che la dato il permesso significa che questo non sta bene, il 41 gli è andato alla testa!Sennò non appena scendi dall’ospedale, con tutta la stampella, vai là dietro e bul..buh! Uccidilo! Ecco qua! Il figlio di “Peppenella!” (Russo Giuseppe, padre di Russo Luigi alias Giggiotto).Quello è uno scemo! Ma quello è uno scemo davvero! E tu lo hai sottovalutato, all’improvviso la gente cambia!”

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