Viene definito dagli inquirenti “il Chairman dell’accordo corruttivo”, ovvero ‘l’architetto’ abile a giostrare l’intesa da una parte con i vertici della Teknoservice, dall’altra con gli esponenti del Provveditorato alle Opere Pubbliche. Antonio Poziello, ex sindaco di Giugliano, è una delle figure chiavi dell’inchiesta sulla presunta turbativa d’asta del bando dell’appalto rifiuti da 120 mln di euro per 7 anni, che secondo i magistrati sarebbe stato alterato dietro richiesta di somme di denaro (circa 300mila euro) e posti di lavoro. Poziello, dimessosi dalla carica di consigliere comunale, dovrà affrontare l’interrogatorio il 21 novembre davanti al Gip Saladino del tribunale di Napoli Nord. Nei suoi confronti sono stati chiesti i domiciliari.
L’accordo corruttivo tra Poziello e la Teknoservice sarebbe stato stipulato nel maggio 2020 a seguito di un incontro con l’allora dirigente della ditta Giuseppe Spacone su un noto lido del litorrale giuglianese. Nonostante Poziello non fosse più sindaco da qualche mese (precisamente febbraio 2020, ndr) a seguito delle dimissioni di gran parte dei consiglieri, secondo i magistrati conservava il suo ruolo di stratega dell’accordo.
“Le dimissioni ed il conseguente scioglimento del Consiglio comunale non svilivano il potere politico di Antonio Poziello. La sua «esperienza»nel comune giuglianese lo rende naturale interlocutore degli illeciti accordi con i vertici della Teknoservice, che avevano assoluto interesse ad aggiudicarsi la fruttuosa gara di appalto per la raccolta dei RSU nel settennato 2020 – 2027 del valore di 120 milioni di euro; alta la posta in gioco anche per il Poziello che, in cambio dell’aggiudicazione su indicata ha ottenuto soldi, sostegno elettorale, e la gestione assoluta delle assunzioni di personale nel sistema Teknoservice, decisamente funzionali alla campagna elettorale in vista delle iminenti elezioni e, in ogni caso all’accrescimento del suo potere politico sul territorio”, scrive il Pm Cesare Sirignano.
Poziello – secondo l’accusa – si sarebbe accordato con i vertici della società Teknoservice, nelle persone dell’allora Presidente del Cda Nicola Benedetto e del Dirigente e Responsabile per la Campania Giuseppe Spacone, con l’apporto determinante di Michele Oliviero – gestore di fatto della Be.Ma. Srl sito di conferimento dei rifiuti prelevati dalla Teknoservice. Inoltre Poziello avrebbe fatto anche da ponte con Antonio Di Nardo a sua volta legatissimo a Giuseppe D’Addato (Provv. Opere Pubbliche) – accordi tesi a turbare la predetta gara d’appalto, poi appunto aggiudicata in RTI con la società Raccolio.
A sostegno delle indagini ci sono pedinamenti e intercettazioni ambientali, da cui si evince uno stretto contatto tra i vari soggetti della presunta catena corruttiva, tutti indagati. Accordo che sarebbe stato scalfito nemmeno dalla sconfitta elettorale al ballottaggio contro Nicola Pirozzi.
In una conversazione tra Giuseppe Magno e Giuseppe Spacone (entrambi dirigenti Teknoservice) si evince: “Poziello vince o perde, vince o perde è vincolato a Nicola sette anni! E’ chiaro? Quindi o vince o perde è vincolato a Nicola sette anni!”, vincolo inossidabile appunto perché ancorato alla turbativa di gara e allo schema tangentizio del quale il Poziello si sarebbe reso protagonista e artefice.
Poziello avrebbe fornito ai vertici aziendali le dritte, i suggerimenti sulle criticità – a lui solo note per la pregressa esperienza – es. posizionamento delle telecamere in luoghi scoperti -per migliorare il progetto tecnico, come lo stesso Spacone ammette in un’intercettazione ambientale.
Sempre secondo i magistrati è Poziello “che incalza e richiede il pagamento delle quote della tangente concordata. E’ a lui che arrivano tutte le tranche di denaro utilizzato per corrompere la filiera – con terminale D’Addato – trattenendo nel tragitto la parte di sua spettanza”. Anche lo stesso Poziello in un’intercettazione si autodefinisce il regista dell’operazione: “guarda…a parte che ne rispondo io di tutti lavori insomma…perchè sono io l’architetto”, dice Poziello a telefono.
La quantificazione dell’importo trattenuto da Poziello è rilevata dall’ambientale di Pino Magno del 9 gennaio 2021 a bordo del suo veicolo: “…aggiungendo 200.000 euro erano stati utilizzati per corrompere direttamente la Commissione di Gara dell’appalto di Giugliano in Campania, spiegando il meccanismo retrostante “…se lo facevano a Giugliano ci volevano ancora più soldi”.

