Emergono nuovi dettagli dall’ordinanza che nei giorni scorsi ha portato agli arresti del 22enne Patrizio Bosti Jr, del 22enne Gennaro Diano, del 22enne Giorgio Marasco, del 21enne Franco Messina, del 21enne Antonio Raia e del 28enne Emanuele Rubino, tutti soggetti orbitanti intorno al clan Contini, alleato alle famiglie Mallardo e Licciardi nell’Alleanza di Secondigliano.
Tra gli atti dell’indagine compaiono alcune intercettazioni considerate particolarmente significative dagli investigatori, legate alla gestione del territorio e alla presenza di armi nel quartiere.
In una conversazione intercorsa tra Giorgio Marasco e Franco Messina, quest’ultimo racconta di essere stato allontanato dal “rione” dagli stessi esponenti del “sistema”, che gli avrebbero attribuito la responsabilità dell’arrivo delle forze dell’ordine nella zona: “Giorgio, prima il ‘sistema’ è venuto sul rione e ci ha cacciato… eh Pinuccio e Mimmo hanno detto dovete andare via da qua… le pistole nel cantiere fratello, tutto per colpa tua Giorgio… tu stai in galera e noi ci prendiamo le conseguenze”. (Gli inquirenti hanno identificato Pinuccio e Mimmo in Giuseppe Buccelli e Domenico Scutto)
Secondo quanto emerge dagli atti, la presenza delle forze dell’ordine nel quartiere avrebbe provocato tensioni interne tra i più giovani e gli esponenti storici del clan operativo nella zona.
Nella stessa conversazione c’è anche l’intervento di una terza persona, che fa riferimento alle armi sequestrate dagli investigatori, sostenendo si trattasse di pistole a salve: “Hanno preso quella cosa a salve… una cosa del genere”.
Sempre dalle intercettazioni, emerge la preoccupazione di Marasco per possibili conseguenze da parte dei vertici del clan. L’uomo invita infatti i suoi interlocutori ad allontanarsi temporaneamente dal quartiere per evitare ulteriori problemi: “Ora vi manda a chiamare il mostro sul rione a voi… tu inizia ad andartene due o tre giorni a qualche parte, ti vai a fare un giretto”.
Frasi che, secondo gli investigatori, fotograferebbero il clima di forte pressione interna e il controllo esercitato dal clan sul territorio, con ordini e richiami destinati a mantenere equilibrio e riservatezza dopo l’intervento delle forze dell’ordine.
Le intercettazioni fanno parte del materiale raccolto nell’ambito dell’indagine che ha colpito il gruppo criminale e che continua a delineare dinamiche, linguaggi e rapporti interni al clan.

