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Arzano, estorsioni all’estorsore: il clan prendeva soldi da chi faceva i ‘cavalli di ritorno’

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Nuovi dettagli sull’attività estorsiva del clan attivo ad Arzano emergono dall’ordinanza che nei giorni scorsi ha portato all’esecuzione di 17 ordinanze di custodia cautelare per presunti affiliati e soggetti orbitanti attorno alla cosca della “167”. Al centro di uno dei capitoli dell’inchiesta ci sono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gennaro Salvati, che ha iniziato a collaborare con la Direzione distrettuale antimafia dopo il suo arresto avvenuto il 6 febbraio 2026.

Nel verbale del 15 aprile scorso, Salvati ricostruisce un episodio estorsivo che avrebbe coinvolto un soggetto dedito ai cosiddetti “cavalli di ritorno”.

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“So che a dicembre Davide Pescatore ha preteso 2000 o 2500 euro da lui; questo dipendeva dal fatto che Omissis con i cavalli di ritorno guadagnava molti soldi, ed era costretto a dare una quota dei suoi guadagni al clan”, racconta il collaboratore.

Secondo quanto riferito da Salvati, sarebbe stato lui stesso a ritirare il denaro per conto del gruppo criminale: “Ricordo che nel mese di dicembre andai a prendere i soldi da Omissis per conto di Pescatore, sempre tramite Antonio Caiazza”.

Il pentito ricostruisce anche un altro episodio avvenuto a fine ottobre 2025. “Su ordine del Caiazza, entrai a casa di Omissis perché doveva darci 400 euro, ma non ricordo il motivo. Ero con Andrea Olivello”. In quell’occasione, Omissis avrebbe spiegato di voler consegnare il denaro solo dopo la scarcerazione del nipote: “Omissis disse di riferire ad Antonio Caiazza che i soldi li avrebbe dati a suo nipote che usciva dal carcere”.

Salvati aggiunge poi di aver compreso successivamente che quel nipote fosse Salvatore Lupoli. “Non appena Lupoli uscì dal carcere io e Caiazza andammo a casa sua, gli portammo una bottiglia di champagne con 200 euro nella confezione come regalo di bentornato dopo il carcere”.

Le dichiarazioni del collaboratore trovano riscontro anche nelle intercettazioni raccolte dagli investigatori. In una conversazione captata il 15 agosto 2025 all’interno dell’abitazione di Salvatore Romano, ritenuto ai vertici del gruppo, si parlerebbe proprio del soggetto noto alle forze dell’ordine per essere attivo nel settore illecito dei cavalli di ritorno. Dalle conversazioni emergerebbe il tentativo di recuperare somme di denaro legate alle attività estorsive del clan.

Secondo gli inquirenti, dunque, il sodalizio criminale avrebbe imposto il pagamento di tangenti anche a chi operava in attività illecite sul territorio, pretendendo una percentuale sui guadagni derivanti dai “cavalli di ritorno” e da altre attività criminali. Un sistema che, stando alle accuse, serviva ad alimentare la cassa del clan e a mantenere il controllo economico del territorio.

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