Una cartella clinica ritenuta “completamente inadempiente” sotto il profilo delle linee guida, “poco chiara e comunque caratterizzata da segni a penna e punti tutti da approfondire”. È questo il commento dell’avvocato Francesco Petruzzi, dopo aver ottenuto la cartella clinica dall’ospedale San Paolo, nel corso dell’inchiesta che punta a fare chiarezza sulla gestione di un embrione e sulla nascita di una bimba con il corredo genetico differente rispetto ai due genitori. Una vicenda che sale di livello.
Pochi giorni fa un take Ansa informava l’opinione pubblica della diffida dell’avvocato Petruzzi, a proposito della richiesta di cartella clinica, un atto che ha sortito i suoi effetti: poche ore fa, infatti, la cartella clinica dal San Paolo è giunta a mezzo pec. Intanto, si attendono le mosse della Procura.
Indagine per lesioni colpose, al lavoro il pm Stella Castaldo, sotto il coordinamento dell’aggiunto Antonio Ricci, nei prossimi giorni, possibili atti istruttori per verificare l’ipotesi di un errore nell’impianto di un embrione al termine di una procedura di fecondazione assistita.
Cos’era successo
«Sono stato costretto a chiamare la polizia per ottenere un mio diritto: la consegna della cartella clinica che avevo formalmente richiesto lo scorso agosto e che mi era stato assicurato mi sarebbe stata data in questi giorni». Ci furono momenti di tensione all’ospedale San Paolo di Napoli, dove si era recato il padre della bimba nata il 3 giugno del 2025 grazie alla fecondazione in vitro e poi risultata, come emerso dal test del Dna, non essere biologicamente sua figlia.
La vicenda è venuta alla luce lo scorso agosto e sull’accaduto sono in corso indagini da parte della Procura di Napoli (pm Stella Castaldo della sezione «Lavoro e Colpe Professionali» coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci).
Il sospetto della coppia, che ha presentato una denuncia qualche settimana dopo la nascita della piccola, è che nel grembo della 36enne sia stato impiantato l’embrione di un’altra coppia. Lo scorso agosto l’uomo, un 41enne, difeso insieme con la moglie dall’avvocato Francesco Petruzzi, si è recato in ospedale per presentare una formale richiesta della cartella clinica che, secondo le indicazioni che gli erano state fornite, avrebbe dovuto essere disponibile in questi giorni.
Una volta giunto nella struttura sanitaria però non è riuscito a farsi consegnare la cartella. Ci sono stati, riferisce l’uomo, anche momenti di tensione e il 41enne, alla fine, ha chiesto l’intervento della Polizia di Stato e anche del suo avvocato, che ha inoltrato una diffida.
«Solo dopo l’intervento delle forze dell’ordine e dell’avvocato sono riuscito ad avere, finalmente, una data di consegna: il 18 settembre», ha detto il 41enne.
