HomeCronacaL'infanzia negata dalla camorra: tutti i bimbi uccisi da mano criminali

L’infanzia negata dalla camorra: tutti i bimbi uccisi da mano criminali

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Noemi è solo l’ultimo bersaglio innocente della camorra e criminalità organizzata in Campania. C’è chi dice che prima la camorra avesse un valore, non toccasse i bambini, che scene come quelle di piazza Nazionale non si erano mai viste. Sono tutte bugie. La storia dimostra che la camorra non ha mai guardato in faccia a nessuno, nemmeno ai bambini.

Le vittime innocenti

Simonetta Lamberti

Il 29 maggio 1982, quando venne barbaramente uccisa a Cava dei Tirreni (Salerno) Simonetta Lamberti: aveva appena dieci anni. Era figlia di Alfonso Lamberti, procuratore capo della Repubblica che allora lavorava presso il tribunale di Sala Consilina e che con il suo lavoro ha contribuito notevolmente alla lotta alla criminalità. Simonetta tornava dal mare in compagnia del padre, la loro macchina venne affiancata da un altra con a bordo i sicari che fecero fuoco. Sbagliarono obiettivo. Il magistrato, nell’agguato, rimase solo ferito ma la piccola morì, raggiunta da un proiettile in pieno volto.

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Luigi Cangiano

Luigi, dieci anni appena, rimase ucciso il 15 luglio 1982 nel Rione Siberia, vittima di un proiettile vagante. Il bambino in quel momento era intento a giocare con gli amici, non pensava di potersi trovare nel bel mezzo di un conflitto a fuoco ingaggiato tra la polizia ed una banda di spacciatori locali.

Nunzio Pandolfi

Nunzio Pandolfi venne ucciso il 18 maggio 1990, a diciotto mesi di età, mentre si trovava nella casa della nonna. Due uomini a volto coperto fecero irruzione sfondando la porta e sparando all’impazzata, l’obiettivo dei sicari era Gennaro Pandolfi, padre del bambino e uomo di fiducia di Luigi Giuliano, il boss di Forcella oggi pentito. Il piccolo Nunzio, nel momento dell’incursione, era tra le braccia del padre, forse l’uomo sperava che alla vista del piccolo i killer non avrebbero sparato, così non fu.

Fabio De Pandi

Fabio De Pandi, il bambino di soli 11 anni ucciso da una pallottola vagante il 21 luglio del 1991 a Napoli nel Rione Traiano durante un conflitto a fuoco tra clan camorristici rivali. Fabio stava tranquillamente passeggiando in compagnia dei genitori e della sorellina per le strade del Rione Traiano, alla periferia occidentale di Napoli. Trovandosi sotto i colpi incrociati, sparati dalle bande avverse, il ragazzo tentò di ripararsi nella macchina dei genitori ma venne colpito alla schiena da una pallottola. I

 

Gioacchino Costanzo

Gioacchino venne ucciso dalla camorra a San Giuseppe Vesuviano (Napoli) il 15 ottobre 1995, quando non aveva ancora compiuto due anni. Il bambino si trovava in auto con il convivente della nonna, Giuseppe Averaimo, un pregiudicato venditore di sigarette di contrabbando che riteneva la presenza del bambino una sufficiente garanzia per evitare agguati. Morirono entrambi, per mano di qualcuno senza scrupoli ne dignità, sotto il fuoco impazzito delle armi.

Ciro Zirpoli

Il 26 gennaio 1997 Ciro Zirpoli viene sparato al petto da due killer in moto ad Ercolano.
Ciro, 16enne, è figlio di Leonardo Zirpoli, uno dei più importanti pentiti di camorra e nipote di Salvatore Zirpoli, impegnato anche lui da tempo a rivelare ai magistrati napoletani gli interessi clandestini del clan Ascione di Ercolano. Non solo, le loro rivelazioni hanno permesso alla Procura della Repubblica di Napoli di avviare altre tre inchieste nei confronti dei clan Cozzolino, Vollaro ed Abbate che operano tra il territorio di San Giorgio a Cremano e Torre del Greco. Con il proseguire delle indagini le dichiarazioni dei pentiti hanno consentito di risalire ai rapporti di connivenza della camorra con le forze dell’ordine: 19 poliziotti arrestati, alti dirigenti indagati, il vice questore Sossio Costanzo dirigente della squadra mobile napoletana è prima arrestato e poi assolto.

Valentina Terracciano

Valentina aveva solo 2 anni quando fu uccisa a Pollena Trocchia il 12 novembre del 2000, colpita da pallottole mentre si trovava nel negozio dello zio in compagnia della madre e del padre, che restarono a loro volta feriti. In realtà l’obiettivo dell’agguato era lo zio della bambina Fausto Terracciano.

Annalisa Durante

Annalisa era una bella quattordicenne, una pallottola l’ha centrata alla testa il 27 marzo 2004, a Forcella (Napoli). L’agguato in cui perì era in realtà mirato ad uccidere il rampollo Salvatore Giuliano, detto “ò russ”, nipote dell’ex capo clan Luigi Giuliano. Era sabato sera e Annalisa si trovava sotto casa con gli amici, il fato volle che in quel momento passasse in strada il giovane boss inseguito dai suoi aguzzini. Giuliano si accorse dei sicari e, per ripararsi dalle pallottole, si fece scudo con il corpo della ragazzina. Lei morì sul colpo, a lui vennero comminati 24 anni di reclusione.

 

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Redazione Internapoli
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