Da sinistra Genny Carra, Antonio Calone e Andrea Mennone

Sorprese e conferme dal Riesame inerente il blitz contro il clan Cutolo del rione Traiano che lo scorso 11 maggio ha fatto scattare le manette per 12 indagati (leggi qui l’articolo). Tra gli arrestati figurava anche la moglie del boss Salvatore Cutolo ‘Borotalco’, Giuseppina Ostinato: per lei il Riesame ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare. Diversamente è andata per Antonio Calone, ras del Casale di Posillipo: per lui i giudici delle libertà hanno infatti annullato l’ordinanza di custodia cautelare in ordine all’imputazione per traffico di stupefacenti mentre resta così in piedi l’accusa di associazione mafiosa. E’ stato il suo legale, l’esperto avvocato Antonio Rizzo, che ha evidenziato alcune incongruenze e discrepanze nel racconto del grande accusatore del clan, Genny Carra, ex colonnello della ’44’ nonchè genero del boss da tempo detenuto.

Le posizioni di altri due ras del clan Cutolo

Tra gli altri risultati di rilievo spiccano quelle di Andrea Mennone e Ciro Capocelli. I legali dei due hanno evidenziato come questa ordinanza aveva ad oggetto le posizioni per le quali nelle precedente ordinanza del 2019 lo stesso Riesame avevano ritenuto l’inussistenza della gravità indiziaria per l’accusa di associazione. L’impianto accusatorio ha retto in parte e così per Capocelli (difeso dall’avvocato Marco Bernardo) e per Mennone (difeso dagli avvocati Antonella Regine e Fabio Segreti) c’è stato un importante annullamento parziale poiché è stato ritenuta non provata la loro partecipazione all’associazione mafiosa. Anche in questo caso i legali hanno evidenziato le incongruenze presenti in alcuni racconti di Carra inerenti la posizione dei loro assistiti.

Il blitz dello scorso 11 maggio

I dati probatori a sostegno dell’emissione dell’ordinanza cautelare avevano permesso di ricostruire l’esistenza e l’operatività del gruppo camorristico capeggiato da Gennaro Carra, Vincenzo Cutolo (figlio di Salvatore e di Giuseppina Ostinato) e di Francesco Pietrolungo nell’area territoriale del Rione Traiano, facendo luce sulle dinamiche e sulle finalità associative (traffico di stupefacenti ed estorsioni), nonché sulle modalità di gestione della “cassa comune”, funzionale anche al mantenimento degli affiliati detenuti e dei loro familiari.

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