Oltre 1000 ergastolani al carcere duro: i camorristi, mafiosi e ‘ndranghetisti che sperano nelle agevolazioni

Melito di Napoli: Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Photo by Steve J. Morgan, 1 October 2003.

Sono 1.250, secondo i dati di Nessuno Tocchi Caino, cioè i due terzi dei 1.790 condannati a vita. Ma dagli altri ergastolani li separa una barriera invalicabile: non possono sperare e nemmeno richiedere la liberazione condizionale e tutte le misure alternative alla detenzione. A meno che non scelgano di collaborare. E la legge fu fatta proprio per mettere i mafiosi di fronte a un bivio, come ha ricordato l’ex procuratore nazionale antimafia Piero Grasso: essere fedeli a Cosa Nostra e pagarne le conseguenze, oppure collaborare con lo Stato e cominciare così il processo di ravvedimento previsto dalla Costituzione.

L’immagine che i difensori degli ergastolani ostativi usano per spiegare in pratica la vita dei loro assistiti è quella dei “sepolti vivi”. Nemmeno un giorno di permesso per incontrare una tantum i familiari fuori dal carcere; e a maggior ragione nessuna possibilità di lavorare all’esterno del penitenziario. Ma, soprattutto, nessuna prospettiva di fine pena fuori dalle quattro mura di una cella: si traducono così in concreto le restrizioni cui sono sottoposti questo tipo di detenuti.
E se sono mafiosi, in genere l’ergastolo ostativo si accompagna al regime carcerario del 41 bis. Cioè a limitazioni per i colloqui con i familiari, per l’ora d’aria e per la socialità. Non solo: sono previsti anche controlli più stringenti sulla corrispondenza e in alcuni casi anche l’impossibilità di avere un contatto fisico con gli affetti più cari con i quali si può parlare e vedersi solo attraverso un vetro.

 

Meno male che c’è la Cedu“. L’avvocato Rosalba Di Gregorio, per anni difensore di Bernardo Provenzano, commenta così all’Adnkronos la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha chiesto all’Italia di riformare la norma sull’ergastolo ostativo.

 

“Per Provenzano – ricorda il legale – la Cedu ha riconosciuto una parziale responsabilità dell’Italia. Se la Corte europea fosse intervenuta prima della sua morte, quanto meno l’ultimo periodo di sofferenza disumana Provenzano se lo sarebbe evitato probabilmente. Certo, a morire, moriva lo stesso… ma almeno l’Italia avrebbe evitato una figuraccia”.

 

Quella della Corte europea dei diritti dell’uomo, dunque, secondo l’avvocato Di Gregorio, è “una decisione senza dubbio giusta, anche perché non mi risulta che, nonostante il governo nuovo, abbiano abrogato la funzione rieducativa della pena dalla Costituzione. E se non l’hanno abrogata – conclude – vuol dire che siamo tutti incostituzionali”.

Quali boss 

Tra i boss che potrebbero avere i benefici ci sono Leoluca Bagarella, spietato killer e boss dell’ala stragista della mafia, quella dei corleonesi di Totò Riina, Raffaele Cutolo, il fondatore della Nuova Camorra Organizzata, tredici ergastoli, in carcere da 57 anni. E poi Domenico Gallico della ’ndrina di Palmi, Marcello Viola della ’ndrina di Taurianova, quel Savino Madonia, che fu l’assassino di Libero Grassi.i Francesco Bidognetti, Francesco Schiavone detto ‘Sandokan’ e Cosimo di Lauro dei Casalesi, i mafiosi Giuseppe e Filippo Graviano, boss del mandamento di Brancaccio-Ciaculli, Pietro Aglieri capomandamento di Santa Maria del Gesù; Salvatore Biondino, capomandamento di San Lorenzo; il killer Giuseppe Lucchese della famiglia di Brancaccio; il boss catanese Benedetto ‘Nitto’ Santapaola; il fedelissimo di Riina, Raffaele Ganci; Ignazio Ribisi della mafia di Palma di Montechiaro. Ancora: lo ’ndranghetista Giovanni Strangio che fu l’ideatore della strage di Duisburg; Giuseppe Rogoli ’ndranghetista della Piana di Gioia Tauro che fu tra i fondatori della Sacra Corona Unita in Puglia.

Agli ergastolani della criminalità organizzata vanno aggiunti i terroristi, da Nadia Desdemona Lioce delle Nuove Br a Cesare Battisti dei Proletari Armati per il Comunismo,