Il boss vendeva orologi di lusso ai calciatori e ai vip, giro d’affari da milioni di euro. Il Nucleo speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 15 persone e un sequestro preventivo, emessi dal G.I.P. di Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Come rivela la Repubblica alcuni orologi sarebbero stati venduti dal boss Giovanni Fontana ai giocatori Marco Borriello, Andrea Rispoli. Invece il fratello Angelo Fontana avrebbe venduto orologi all’ex imprenditore Lele Mora. Borriello, Rispoli e Mora non sono indagati poiché non conoscevano l’identità del boss Giovanni Fontana. Quest’ultimo ha ricevuto l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

LE PAROLE DEL PENTITO

Nell’inchiesta sono finiti agli arresti domiciliari 11 indagati e notificati a 3 il divieto di espatrio e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Giovanni Fontana è considerato dagli inquirenti esponente di una delle famiglie storiche della mafia palermitana. L’inchiesta, a cui ha contribuito il nuovo collaboratore di giustizia Gaetano Fontana, è la prosecuzione di una operazione del maggio scorso che colpì il clan mafioso dei Fontana. Novanta arresti per associazione mafiosa, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, reimpiego di capitali illeciti, esercizio abusivo di giochi e scommesse.

Invece l’indagine conclusa oggi ha accertato gravi indizi a carico di alcuni esponenti della famiglia Fontana. Storicamente egemone nei quartieri palermitani dell’Acquasanta e dell’Arenella del mandamento mafioso di Resuttana e in parte trasferitasi a Milano.
Secondo gli investigatori gli indagati, a vario titolo, avrebbero reinvestito ingenti risorse finanziarie (provenienti dai reati commessi nel territorio palermitano) nel business del commercio “in nero” degli orologi di lusso, destinati a facoltosi clienti.

L’ACCUSA DI RICICLAGGIO

Realizzando operazioni finanziarie anche con l’estero, grazie a una fitta rete di relazioni d’affari con operatori del settore compiacenti come i “compro-oro” a Londra, Milano, Roma e Palermo. Contestati agli indagati, a vario titolo, i reati di favoreggiamento personale, riciclaggio, antiriciclaggio. C’è anche l’aggravante del reato transnazionale e di aver favorito “Cosa Nostra”. Effettuato il sequestro del patrimonio e del complesso aziendale di una gioielleria di Milano e un compro-oro di Palermo e rapporti finanziari per 2,6 milioni di euro. Le operazioni sono in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Toscana e Friuli Venezia Giulia. Ricevuto il supporto dei Nuclei PEF di Milano, Torino, Palermo, Pordenone e Grosseto.

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