Camorra di Secondigliano, Maria Licciardi libera a causa delle intercettazioni poco chiare

Maria Liccardi

La scarcerazione di Maria Licciardi, la donna boss di Secondigliano, gira tutto intorno all’interpretazione della parola ‘scigna. Il soprannome con cui viene chiamata uno dei vertici dell’Alleanza di Secondigliano riecheggia più volte nell’ordinanza di custodia cautelare e nelle intercettazioni ma per i giudici del tribunale delle Libertà non significa che il rimando sia direttamente a Maria Licciardi. A riportare il retroscena è Il Mattino in un articolo a firma di Leandro del Gaudio. Maria è chiamata ‘a peccerella per la sua bassa statura ma nelle intercettazioni molti fanno riferimento a lei come ‘a scigna in quanto appartenente ai Licciardi, in particolare Gennaro Liccardi suo fratello. «Intercettazione poco chiara», dunque così è tornata libera Maria Licciardi

 

La camorra di Secondigliano, chi comanda adesso

 

Il cambiamento è già in atto da tempo. La camorra di Secondigliano del resto è risaputo è sempre stata abile a riciclarsi, reinventarsi, rinascere. A questa legge non scritta sembra aderire anche il clan Licciardi dove, i mutamenti già in atto da tempo registrati dalle forze dell’ordine, sono emersi in tutta la loro drammaticità con l’omicidio di Francesco Climeni, il ras che potrebbe essere stato coinvolto suo malgrado nelle tensioni e nelle frizioni che da tempo gli investigatori hanno notato nella cosca della Masseria Cardone, di fatto retta da tempo da un triumvirato composto da Paolo AbbatielloPietro Izzo e Gennaro Cirelli. Una pista che si aggiunge a quella(già anticipata da Internapoli) relativa ai rapporti tra un ex ras della Masseria Cardone e il gruppo attualmente a capo della Vanella Grassi. Il profilo di Climeni del resto era noto a Secondigliano: un episodio in particolare è degno di nota, a testimonianza del suo carisma criminale,e fa riferimento ad un ‘momento storico’ in cui i Lo Russo ‘sfidarono’ apertamente i Licciardi arrivando persino a sparare sotto casa di Maria ‘a piccerell, sorella del boss Vincenzo Licciardi nonchè per anni reggente del gruppo della Masseria Cardone.

L’episodio fu raccontato ai magistrati dal collaboratore di giustizia Ciro Ferrara:«Nel 2015 tra i ‘capitoni’ e i Licciardi ci fu un diverbio. In particolare ci fu un litigio tra Salvatore Silvestri e Paolo Abbatiello in relazione ai cavalli di ritorno. Esisteva un accordo tra i Lo Russo ed i Licciardi in questa materia nel senso che i cavalli di ritorno per le macchine e motorini si facevano al Don Guanella e si dividevano i proventi in parti uguali. Salvatore Silvestri invece aveva messo un ragazzo fuori al bar Messico per fare i cavalli di ritorno e la cosa provocò il litigio con Paolo Abbatiello che prese in malo modo questo ragazzo. Io ho assistito al litigio tra Silvestri ed Abbatiello».