«Chiedeva di più», così scoppiò la guerra di camorra a Ponticelli

L’ultimo arresto eseguito questa mattina dai carabinieri della compagnia di Poggioreale rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una decennale guerra che ha visto contrapposti i De Micco e i D’Amico. C’è una data a partire dalla quale gli inquirenti fanno risalire l’inizio delle ostilità tra i due gruppi: è il 29 gennaio 2013 giorno del duplice omicidio Castaldi-Minichini. A rompere i precedenti accordi lo stato di tensione crescente tra Giuseppe D’Amico ‘Fraulella’ e Michele Cuccaro e soprattutto Marco De Micco, fino a quel momento uniti sostanzialmente in un solo gruppo forte nato per dividersi droga ed estorsioni.

Inizialmente i due clan avevano deciso per una spartizione al 50 percento sui soldi ricavati soltanto al Conocal, ma ben presto ‘Peppino Fraulella’ si mostrò scontento perché aspirava alla stessa percentuale su tutto il quartiere. Fino a quando, dopo aver chiesto inutilmente di più, la situazione divenne esplosiva. Sul duplice omicidio di Gennaro Castaldi e Antonio Minichini hanno parlato diversi pentiti, a cominciare da Domenico Esposito ‘o cinese”, ex dei Micco, che ha raccontato di quell’episodio ai magistrati nell’interrogatorio del 22 aprile 2013.

«Era un periodo in cui cercavano di prendere Christian Marfella per ucciderlo e anche le persone che camminavano con lui, tra le quali il figlio di ‘Cirillino’ Minichini. Dopo vari tentativi venimmo a sapere che Genny Castaldi (all’epoca uno dei pezzi grossi dei ‘Fraulella’) aveva la ritirata a casa alle 8 di sera. Partimmo con una Atos onesta (“pulita”, ndr), che era della persona cui mandavo i messaggi per la droga, ma lui non ne sapeva niente. Andammo sotto casa di Castaldi e abbiamo aspettato un quarto d’ora, massimo venti minuti. Eravamo io, Gennaro Volpicelli e Salvatore De Micco (fratello di Marco allora a capo del gruppo). Nessuno dei tre fuma né ha fumato durante l’attesa. Quando vedemmo arrivare l’SH bianco con in sella Antonio Minichini e Gennaro Castaldi, Salvatore De Micco e Gennaro Volpicelli spararono. Il primo fu De Micco a Minichini che guidava. Quando il motorino cadde, De Micco sparò anche contro Gennaro Castaldi fino a che la pistola non si inceppò. Allora sparò anche Volpicelli, contro Castaldi che aveva accennato alla fuga. Io ero armato, ma non sparai, tanto che De Micco mi rimproverò. I due che fecero fuoco avevano due 9×21, io un 357 di quelli che ho fatto sequestrare oggi».