Ergastolo per Salvatore De Micco e Gennaro Volpicelli. Questa la richiesta del Procuratore Generale per i due ras accusati del duplice omicidio di Gennaro Castaldi e Antonio Minichini avvenuto nel gennaio del 2013. Un nuovo capitolo di una vicenda giudiziaria che sembra infinita.
Nel gennaio scorso infatti la Cassazione aveva cancellato i due ergastoli a carico di Salvatore De Micco, boss dei ‘Bodo’, e di Gennaro Volpicelli. La Suprema Corte, riunita in quinta sezione, aveva annullato con rinvio la sentenza d’appello che condannava all’ergastolo i due esponenti del clan del rione Fiat.
Ad avere la meglio le argomentazioni dei legali dei due, per De Micco gli avvocati Stefano Sorrentino e Dario Vannetiello, per Volpicelli gli avvocati Saverio Senese e Valerio Spigarelli.
Duplice omicidio Castaldi-Minichini, il Pg: ergastolo per i De Micco
La linea della difesa era riuscita a scardinare l’intero impianto accusatorio nonostante le tante dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia come Gaetano Lauria, Gaetano Cervone e Giovanni Favarolo demolendo addirittura anche le dichiarazioni rese da chi si era autoaccusato del delitto quale componente del commando omicida, ossia il collaboratore di giustizia Domenico Esposito. I legali avevano anche adito un perito che aveva confermato che le pistole che avevano sparato erano tre e non due come dichiarato dai pentiti.
Quello di gennaio tra l’altro era il secondo annullamento intervenuto in Cassazione: dopo l’ergastolo comminato in primo grado De Micco e Volpicelli erano stati infatti assolti in appello. Contro quella decisione il pubblico ministero aveva proposto ricorso in Cassazione con gli ermellini che avevano rinviato ad un nuovo giudizio d’appello che aveva condannato al carcere a vita i due. Nel nuovo giudizio il Procuratore generale ha richiesto il massimo della pena e adesso vi è atteso per quello che sarà il nuovo verdetto.
Già durante il primo processo d’appello il collegio difensivo aveva posto l’accento sul momento chiave ricostruito dai pentiti: cioè la descrizione del giorno in cui avvenne il duplice omicidio. Per gli abili penalisti i collaboratori di giustizia Lauria ed Esposito avrebbero infatti fornito informazioni discordanti soprattutto in ordine alle fasi immediatamente precedenti all’agguato, cioè l’incontro nel quale il commando si sarebbe confrontato sull’effettiva collocazione geografica di Antonio Minichini, figlio dei boss Ciro Minichini e Anna De Luca Bossa.
I giudici avevano dunque evidenziato che le osservazioni avanzate dal collegio difensivo fossero meritevoli di un ulteriore approfondimento e per questo motivo era stato disposto un confronto tra i due collaboratori di giustizia Esposito e Lauria. Inoltre nel nuovo giudizio di secondo grado i difensori avevano sottolineato una nuova discrepanza nell dichiarazioni rese agli inquirenti relative al numero di armi utilizzate, tutto questo attraverso una perizia balistica.

